Critica

“(Storie minime) Una raccolta breve, ma compatta, stilisticamente consapevole e calibrata, tutta racchiusa in un paesaggio remoto, tra il Sinni e il Pollino, dove la letteratura poche volte è sostata, e dove si compie così felicemente la poesia notturna e limpida e buona di Maria Pina Ciancio”  – Andrea Di Consoli (da Il quotidiano di Basilicata, 8 giugno 2009)

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“Maria Pina Ciancio ha scritto parole che sono rivendicazione di esistenza e di resistenza. Ma la sua poesia è, in primo luogo, passione. Dichiarazione d’amore alla sua terra, alla sua gente, agli incontri e agli addii accaduti durante il cammino. Sono lampi lirici dai toni struggenti” – Mimmo Sammartino (da La Gazzetta del Mezzogiorno, 9 luglio 2009)

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“Poetessa passionale, ancorata alle sue radici, modellata e forgiata con le lacrime e il sangue della propria terra, la terra lucana, terra del Sud. Storie minime è una preziosa silloge di poesia sull’emigrazione (…) Maria Pina Ciancio racconta il suo mondo attraverso la scrittura, ne assimila le sofferenze , le gioie del quotidiano, si rende messaggera di un malessere atavico. Nei suoi scritti l’impegno,  l’ideologia trovano equilibri sottili, si appellano alla coscienza, e la poesia diviene il punto di confluenza, il luogo nel quale abbattere i confini e offrire dimora agli stranieri di tutto il mondo” – Salvo Zappulla (da La Sicilia, 2 novembre 2009)

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“Maria Pina Ciancio, al contrario di quelli che sono partiti, è nata in Svizzera ma è poi tornata nella terra d’origine, la Basilicata, dove oggi vive. Basilicata o Lucania? Già nella scelta del nome della regione, si coglie il tema di fondo del suo ultimo e intenso bel libro di poesie, dal titolo Storie minime (Fara editore), con il quale conferma il suo notevole talento letterario e la sua scrittura, libera dal versificare barocco e autoreferenziale. E il tema di fondo è lo «spaesamento»” – Michele Brancale (da Il Corriere fiorentino, 13 ottobre 2009)

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“L’autrice, nata in Svizzera, di origini lucane e operante a San Severino, in provincia di Potenza, affronta un tema così complesso in maniera eccentrica nei confronti dei tradizionali canoni − realistici e neorealistici − che furono tipici, storicamente, della cosiddetta letteratura dell’emigrazione. Elementi realistici non mancano, ma circola accanto ad essi un che di trasognato, qua e là anche una fugace aura visionaria. L’asse è spostata dall’oggettivismo (quintessenziale nell’estetica realistica) alla dimensione della soggettività e l’andamento è più impressionistico che descrittivo” – Lucio Zinna (da Arenaria, ragguagli di letteratura – due, 2009)

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“I suoi versi scorrono leggeri come haiku. Sono pennellate delicate e incisive a un tempo. E suggeriscono, evocano situazioni che, dalla contingenza spaziale o temporale, tramutano i dati oggettivi in veicoli di significazione esistenziale” – Luigi Reina, Università degli Studi di Salerno, 2002

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“Questo, il nuovo itinerario di Maria Pina Ciancio (…). E vi si entra piano, come a voler chiedere di abitare coi versi, forse per timore di sgualcirne l’incanto o per il dubbio scontato di restarne incagliati. Ebbene, l’incanto arriva presto, ed è quello della parola, performativa, rituale, conativa, e pur sempre fortemente icastica. La poetessa lo sa e ci accompagna nel viaggio” – Pierino Gallo (da Il Fiacre,  Quadrimestrale di Letteratura Italiana, Settembre 2009 – numero 6)

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“… poesie asciutte e lisce come ciottoli di torrente; testi che, sotto l’occhio di chi legge, rimbalzano sulla superficie dell’anima, lasciando anelli concentrici di senso che si espandono dentro di noi come brividi. È questa la sensazione che si prova a leggere “La ragazza con la valigia”, la smilza ed essenziale raccolta di Maria Pina Ciancio, edita da Lietocolle nel 2008 e dalla quale sono tratte le poesia qui pubblicate. Si tratta di testi brevi, quasi privi di punteggiatura, senza orpelli e aggettivi, rugosi e duri come le mani delle contadine e delle vedove vestite di scuro, scabri come certi muri calcinati e pietrosi dei villaggi del Sud che fanno da cornice a questi versi.” – Luca Benassi (da Noi Donne, Mensile di Politica, Cultura, Attualità fondato nel 1944, dicembre 2009)

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… sono soprattutto poesie semplici. Semplicità intrinseca di pathos e di emozioni forti che difficilmente prova chi non vive intensamente i nostri paesi, come fa l’autrice” – Andrea Lauria (da La Piazza, mensile di informazione, cultura, sport, agosto-settembre 2009

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“Mi è rimasto in corpo questo libro, piccolo, minuto, ma di una sostanza che si innesta direttamente con la terra di cui anch’io sono fatta, terra che nutre. Un libro di sonorità profonda, che, a mio parere, non si limita a calzare le pendenze d’Italia, il meridione che sta giù. Qui, il giù segnalato, con vastità di segni, tanti, una sabbia finissima che ancora non si solleva, si lascia calpestare, è amore,un amore che è mare e comprende l’umanità, tutta, nella sua interezza, nel corpo che continua, oggi, ad essere solcato, non solo graffiato, vilipeso, brutalizzato da segni che, al contrario, non sono affatto minimi”. – Fernanda Ferraresso, luglio 2009

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“(La ragazza con la valigia) …un gioco di chiaroscuri e di sottintesi, eppure lucidissimo e anche “impegnato” come più non si può, da un punto di vista femminile ma soprattutto umano e ovviamente poetico. – Gina Labriola, 2-8-08

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“(La ragazza con la valigia) Si tratta di una poesia rarefatta e originale, cifra comune a tutte le composizioni del libro, poesie di solito brevi e scabre, ma, talvolta anche più lunghe e articolate architettonicamente (…). Il tema del viaggio è centrale in questa raccolta, come pure, si avverte, spesso, una vena di quotidianità, nei versi che l’autrice presenta al lettore e c’è da notare che Maria Pina Ciancio riesca a costruire segmenti leggeri e icastici, costruendo immagini che emergono l’una dall’altra, rendendo così piacevole e accattivante la fruizione. – Raffaele Piazza (da Vico Acitiello – Poetry Wave, 2010)

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“Maria Pina Ciancio è voce solida, ben impostata, caratterizzata da un senso della liricità che ormai, purtroppo, è quasi al tramonto nella nostra epoca e pertanto difficile da trovarsi nella poesia attuale, giocata quasi tutta al gioco dei minimi termini, dell’elenco di cose.  Consapevole di una forte tradizione letteraria e poetica, legata alle voci più alte del nostro Novecento, come Montale e Ungaretti, di cui si sente il vento che spira tra le righe nei versi della nostra poeta, veniamo catapultati in un versificare leggero, musicale, che evapora in una apparentemente inconsapevole nettezza di profondo senso ed elevato contenuto, dove si gioca il significato della nostra esistenza, nella quale capita spesso d’impuntarci, di essere colti da un crampo che ci fa restare nell’aporia, la quale può essere risolta soltanto ed esclusivamente dalla parola poetica che ben conosce la tempistica dell’esistenza” – Maurizio Soldini (LietoColle 2010)

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“(…) Qui non ci sono stanze morbide e non c’è riposo: chi pratica l’«imperfezione» delle “storie minime” si muove. E chi legge, dai suoi abitacoli comodi o nevrotici, impara che è impossibile, davvero impossibile – e forse vergognoso – scrivere senza intensità: «la protesta ha bisogno di passione», e la passione, che protesta, ha anche il suo stile. Questo stile fa una cosa serena e forte: rinuncia a rinunciare ai campi, quindi si espone al dolore dell’oltre la Svizzera. – Massimo Sannelli, (da Lettera sull’intensità, Genova, 7-19 marzo 2009)

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mapi cucchi

Maurizio Cucchi (da Tuttolibri de La Stampa, numero 1630, anno XXXII)

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