Sull’intellettualità lucana di Paride Leporace

da ilquotidianoweb.it
18/06/2009

Sull’intellettualità lucana in «Che Basilicata fa» di Paride Leporace

Ci ha lasciato il poeta Vito Riviello uno dei massimi esponenti dell’intellettualità lucana. La notizia è stata diffusa nel pomeriggio dell’Ansa e crea fastidio il silenzio generale della Basilicata ufficiale su questa scomparsa. I poeti interessano poco. Non vengono celebrati né incoronati. La società moderna è distratta sulla poesia. Siamo grati a Riviello delle sue funambolerie dense di sarcasmo miste ad amarezza. Egli è stato tra i primi negli anni Sessanta a creare una frattura con il bozzetto neorealista che ha originato tanta buona neoletteratura lucana. Nella sua riflessione non è mancata neanche la critica al genocidio provocato dall’emigrazione di massa. Un tema caro anche a Maria Pina Ciancio, nata in Svizzera da genitori lucani. Dato di contesto che l’affratella con Andrea Di Consoli. Per Fara editore è in libreria il suo vibrante e garbato libretto minimalista “STORIE MINIME e una poesia per Rocco Scotellaro” dove si racconta ad un figlio da addormentare “la storia di un poeta che morì a trent’anni e che a venti era già giovane Sindaco di paese con il cuore rosso e l’anima di padre”. A proposito di Scotellaro un’altra donna intellettuale, Giuseppina Scognamiglio al poeta sindaco di Tricarico ha dedicato il ponderoso saggio “L’Arte della scrittura-La scrittura dell’arte” dove emerge un parallelo con il russo Esenin evidenziando molte affinità nelle biografie e nelle opere dei due poeti. E considerato che oggi l’abbiamo scritta tutta in cultura permettetemi di associare al saluto e all’omaggio del mezzo secolo del circolo “La Scaletta” che si festeggia in queste ore. A Matera da cinque decenni opera questa vivace fucina di sapere meridionale che ha segnato il protagonismo di Peppino Appella, De Ruggiero, Franco Palombo, Ortega, Melotti e Guerricchio e tanti altri scrittori, intellettuali e pittori che hanno posto questo luogo di cultura in relazione con altre straordinarie filiali della cultura italiana del Novecento. Anche questa è Basilicata. Auguri agli animatori de La Scaletta.

Un ricordo di Vito Riviello, poeta lucano anticonformista ed ironico

19 giugno 2009 – ore 23,50

Certe notizie arrivano con il “passaparola”. Alle 12,00 del mattino l’annuncio della scomparsa del poeta Vito Riviello (Potenza 1933 -Roma 2009) girava tra tutti gli amici e i poeti lucani e non, connessi alla rete. Parole di commiato e di tristezza, l’ultimo abbraccio silenzioso, l’appuntamento al tempietto egizio del Verano per l’estremo saluto. C’è il calore, la partecipazione e la solidarietà di tutta l’intera comunità del web, che si stringe intorno al maestro (lucano) dalla poesia ironica e giocosa, che ci ha lasciati la notte scorsa, all’età di 76 anni. A tarda sera le fonti ufficiali di informazione tacciono! Nessun accenno alla sua scomparsa da parte dei notiziari, delle emittenti locali, della radio… Faccio una riflessione ad alta voce. E mi dico, allora, con rammarico che davvero i poeti non interesano più a nessuno, né da vivi, né da morti! E questa presa d’atto è un’ennesima (triste) constatazione della nostra realtà effimera e distratta!

L’ultimo ricordo che ho di Vito Riviello, risale a sei mesi fa, nella sua cittadina romana di adozione, alla fiera del libro di dicembre. Siamo numerosi presso lo stand della LietoColle, giovani e meno giovani e tra i tanti c’è lui, Vito, che con la casa editrice comasca ha da poco dato alle stampe la sua ultima raccolta poetica “Scala condominiale” (Lietocolle, 2008). Difficile non soffermarsi sul suo sguardo pacatamente attento e curioso, attraversato da un taglio di tenerezza, malinconico e fiero al tempo stesso. Era felice Vito per quella sua festa. Felice di incontrare amici, felice di autografare il suo nuovo libro. La dedica che mi scrisse, con una biro inusuale di colore verde, venne da un pensiero lungo e riflettuto, che nulla aveva di improvvisato o di casuale “A Mapi, alla sua vitale curiosità tra i versi in un mondo dove il sogno va conosciuto prima d’ogni altro limite. Con l’amicizia di Vito (Roma 7-12-2008)” e faceva seguito il numero di telefono di casa “perché più sicuro -diceva- perché i cellulari si perdono, i numeri si cambiano e non ci si ritrova più”. E mi pregava di chiamarlo, di andarlo a trovare nella sua abitazione romana, che’ aveva voglia di parlarmi, di condividere meglio il mio libretto “La ragazza con la valigia” di cui avevamo letto insieme qualche verso. C’era nel suo sguardo l’affetto e il senno (sapiente e sconfinato) di un padre. Quando a fine serata ci salutammo, mi ripetè ancora “Mi telefoni, allora!”. E non telefonai, per mio pudore, per timore d’invadenza (come sempre). Ecco, lo dico con rammarico adesso. E lo scrivo perché sappia.

I libri che mi sono più cari, vivono con me un totale rapporto di vicinanza, abititano insomma uno spazio aperto e “anarchico” fuori dagli scaffali e dalle librerie! Sul mio comodino ci sono -da sempre- due libri di Vito, entrambi in prosa , uno più in alto, l’altro in fondo alla pila (tutt’ora di circa 30 volumetti!). Faccio di mestiere l’insegnante e ho trovato illuminante e straordinario il romanzo breve “E arrivò il giorno della prassi” (Ed. Empiria, 1999), uno spaccato ironico e grottesco della realtà scolastica degli anni settanta, a metà strada tra autobiografismo e testimonianza, che tutt’oggi (lo confermo!) trovo di una modernità e di un’attualità disarmante. Ne ho scritto anni fa in una piccola nota su lucaniart* e la segnalazione si accompagnava a un bellissimo schizzo di Vito, realizzato per l’occasione, dall’amico vignettista Rocco Grieco. L’altro piccolo gioiellino, che troneggia da sempre (potrei dire) sul mio comodino, ha il bellissimo titolo di “La neve all’occhiello” con un etereo disegno di copertina di Luca Celano. E’ un “casalingo”, uscito nel 1986 per una casa editrice locale, con un taglio narrativo, antropologico e di reportage tutto lucano. Il segnalibro lo divide in due sul racconto ‘La neve’ (dove ho ritrovato a matita qualche vecchio appunto a margine). Ecco, stasera lo rileggo di nuovo e nonostante siamo in pieno giugno e fa caldo, la sento quasi venir giù quella neve potentina “dalla bianchezza allegra” che faceva del capoluogo lucano “il fiore all’occhiello”, la carta d’identità che spesso stupiva e sorprendeva “i forestieri” (li chiamava così i turisti Vito, non solo nei versi, anche nelle interviste) . Erano i tempi (gli anni 70-80) e i giorni belli (delle nevicate) in cui “il pensiero prendeva le ali e diventava leggero come un fiocco confondendosi con quel ritmo senza suono delle nevicate”.

Ecco, noi ti ricorderemo per questo e per tant’altro ancora.
Grazie e buon viaggio Vito…

Maria Pina Ciancio

Qualche foto della Fiera di Roma

Qualche foto scattata alla fiera del libro di Roma “Più Libri più Liberi 2008” presso lo stand della LietoColle.

margherita rimi, maria pina ciancio
da sinistra, Margherita Rimi e Maria Pina Ciancio

riviello-ciancio
da sinistra, Vito Riviello e Maria Pina Ciancio

rimi-contessini-ciancio
da sinistra- Margherita Rimi, Salvatore Contessini, M.P. Ciancio