Serata di premiazione della X Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Gaetano Cingari”

La cerimonia di premiazione si è tenuta a Gallico Superiore (RC) in occasione della I^ Fiera Nazionale del Libro all’aperto.
Al libro “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro” (Primo premio, sez. libro edito), è stato conferito il riconoscimento dalla poetessa siriana Maram al-Masri. ospite d’onore alla manifestazione, con la seguente motivazione:

“Transitano in quest’opera, l’universo interiore e la storia, le storie, di una complessa e varia umanità, colta per episodi e per quadri, per frammenti, per vie di fuga che tendono all’universale. In essi sono inglobati la natura, i fenomeni sociali, i nuclei familiari, dei quali il padre, o l’avo, sono i referenti affettivi o storici. Elementi di ordine etico e riflessioni anche filosofiche si alternano e s’espandono, per raggiungere umanità più distanti, luoghi e persone, in terre diverse dal luogo d’origine: l’emigrazione viene sovente evocata, quella che fu di Scotellaro e di Franco Costabile, per fissare un centro stabile, un luogo di possibili certezze.”

Motivazione per “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro”, Maria Pina Ciancio (Fara Editore 2009) a cura di Stefano Mangione (Giuria del Premio Letterario Internazionale “Gaetano Cingari”)

Un nuovo successo per il libro “Storie minime” di Maria Pina Ciancio

premio cingari
clicca sul link per leggere la locandina completa: locandina pdf

Dopo i successi lusinghieri dello scorso anno, il libro “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro” (Fara Editore, 2009) di Maria Pina Ciancio ottiene un nuovo importante riconoscimento fuori regione, la vincita del I Premio Letterario Internazionale “Gaetano Cingari 2015” per la sezione libro edito.
La tematica dei versi, sicuramente attuale e collettiva, offre una reinterpretazione in chiave personale delle dinamiche sociali e delle contraddizioni tra arcaicità e modernità che caratterizzano un Sud presente e attuale, fatto di mutamenti e (s)radicamenti, di partenze e di ritorni. Si tratta di “una raccolta breve – ha scritto del libro Andrea Di Consoli – ma compatta stilisticamente, consapevole e calibrata tutta racchiusa in un paesaggio remoto, tra il Sinni e il Pollino, dove la letteratura poche volte è sostata, e dove si compie così felicemente la poesia notturna e limpida e buona di Maria Pina Ciancio” (da Il quotidiano di Basilicata, 8 giugno 2009).
La premiazione si terrà a Reggio Calabria il 5 luglio nell’ambito della Fiera Nazionale del libro all’aperto nel Parco della Mondialità del quartiere Gallico superiore della cittadina calabrese, dove saranno presenti anche l’On. Cécile Kyenge e la poetessa siriana Maram al-Masri.
La vincitrice sarà premiata con targa, assegno di 250 euro e soggiorno a carico dell’amministrazione.
Il premio, alla X edizione, è stato organizzato dalla Casa Editrice Leonida con il patrocinio del comune di Gerace e del comune di Carlopoli ed è dedicato allo storico e meridionalista Gaetano Cingari, protagonista della vita politica e culturale di Reggio, della Calabria e del Mezzogiorno d’Italia.

→ fonte La Siritide 11/06/2015 _ http://www.lasiritide.it/article.php?articolo=4937

Letture tratte da “Storie minime”

Letture tratte dalla raccolta “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro” di Maria Pina Ciancio, interpretazioni di Filomena Minella Bloise ed Alessandro Senato. Premiazione del Concorso di Poesia della Migrazione. Cosenza, Teatro Rendano 7 dicembre 2014.
©Production Marina Minet

Un’intervista di Griselda Doka sul tema della migrazione nelle ‘ Storie minime ‘

“Storie minime” è stato il libro vincitore del Premio Internazionale di Poesia della Migrazione “Attraverso L’Italia 2014”. L’intervista che segue si è tenuta in occasione della serata di premiazione, al Ridotto del Teatro Rendano di Cosenza, il 7 dicembre 2014.

D. Tutti abbiamo apprezzato la profondità e la sensibilità delle sue Storie minime. La raccolta sembra essere ambientata in quelli che lei definisce “luoghi dell’anima”, che ripercorre e riporta alla luce seguendo con pazienza una traccia interiore alla quale si somma la sua esperienza personale. Le vorrei chiedere come questa personale esperienza migratoria arrivi a ridefinire la percezione stessa dei luoghi che descrive.
R. La Lucania è la terra del sud dove sono ritornata negli anni ’70 e dove fin da quand’ero giovanissima, viaggio alla scoperta dei luoghi interiori e dell’appartenenza (paesi, vicoli, piazze, fiumare, boschi, calanchi), quelli solitamente trascurati dai flussi turistici e di massa, in un percorso di riappropriazione dell’identità e delle radici. Ecco, credo che quest’esperienza e un grande amore per i nostri luoghi, mi ha consentito di restare e di non ripartire ancora.

D. Lo spaesamento − spiega in un passaggio − ecco cos’è: un tempo in cui le mani non sanno più se stringersi a pugno o fermarsi distendersi a ramo sul cuscino; l’idea residuale che la poesia ammette sembra essere quella di una realtà riconducibile alle cose estranee, quasi dominata da esse. Come queste cose partecipano al suo modo di scrivere?
R. Dopo aver vissuto l’emigrazione degli anni ’70 (come figlia di genitori emigrati all’estero) e il difficile ritorno nei luoghi d’origine, mi sono ritrovata a vivere la nuova emigrazione del 2000 che ha (ri)spopolato i nostri paesi del sud. Uno spopolamento e uno svuotamento di anime e di cervelli questa volta. Questo libro racconta l’emigrazione vista con gli occhi di chi resta e non il contrario, come solitamente accade. Lo “spaesamento” di cui scrivo è lo smarrimento, il silenzio, la dimenticanza, la lotta -a tratti disperata- tra impotenza e speranza, resa e riscatto.

D. La sua attività di poetessa è già ricca e articolata. Come sta cambiando la sua poesia rispetto ai suoi esordi e alle raccolte precedenti? Quali sono i fattori che − eventualmente − hanno indotto tale cambiamento?
R. Le primissime esperienze di scrittura sono state più intime ed ermetiche, poi, la “terra” e il nostro “sud” hanno iniziato ad essere il filo conduttore di tutti i miei scritti. Lo sguardo si è fatto più lucido sulla realtà e sul mondo che ci circonda. Non si può vivere qui senza aver fatto i conti con il sentire collettivo che ci circonda. Né “La ragazza con la valigia” ho interpretato la marginalizzazione sociale ed umana del ruolo delle donne, in “Storie minime” l’emigrazione di ieri e di oggi dai nostri paesi.

D. So che lei è molto attiva nella promozione della scrittura, sia attraverso le sue diverse pubblicazioni e le partecipazioni a giurie prestigiose e sia con l’attività di LucaniArt. Ci vuole descrivere più in dettaglio le attività di questa associazione e il ruolo che ricopre all’interno di essa? In che modo questa attività si lega alla sua idea di poesia?
R. L’Associazione Culturale LucaniArt che nasce nel 2007 dall’incontro di un gruppo di amici con la passione per la letteratura e la poesia ha lo scopo di promuovere e diffondere sul territorio regionale e nazionale l’arte, la letteratura e la cultura lucana, mirando soprattutto alla contaminazione e alla divulgazione delle opere dei giovani talenti nel campo della poesia, del romanzo, dell’arte pittorica e fotografica. Si avvale di un sito web autogestito, dove si condividono esperienze, si promuovono attività riflessione, di confronto e di scambio. Da qualche anno l’Associazione opera anche attraverso un nuovo progetto letterario, la pubblicazione di plaquette letterarie artigianali a carattere conoscitivo e divulgativo di autori lucani e non solo.

D. Nella postfazione di Massimo Sannelli si legge che la sua poesia è riconducibile a uno “stile-passione praticato”, simile alla poetica di Rocco Scotellaro. Che importanza assume sul piano identitario e poetico questo riferimento dichiarato alla poetica del grande scrittore di Tricarico?
R. Potrei dire che Rocco Scotellaro è un poeta che ammiro fortemente, così come altri grandi padri spirituali del nostro sud, ma sarebbe riduttivo. Rocco Scotellaro, in quanto figlio della nostra terra lucana è uno scrittore che sento in modo innanzitutto fraterno, per il suo stare “dentro le cose” e per la sua esperienza attiva e di vissuto in questa terra condivisa, che conserva ancora accanto alla modernità, forti tratti di tradizione ed arcaicità.

D. Infine, quali sono i suoi progetti in ambito culturale e letterario? Ha in cantiere altre raccolte?
R. Mi piace condividere con voi la notizia che dopo cinque anni di silenzio è appena uscita la mia nuova raccolta poetica per i tipi dell’Arca Felice, dal titolo “Assolo per mia madre”.

(a cura di Griselda Doka, Dottoranda di Ricerca presso Università della Calabria )

fonte: http://migranzeletterarie.wordpress.com/

La motivazione del Premio Internazionale della Migrazione ‘ Attraverso l’Italia 2014 ‘

«Il senso di spaesamento e di precarietà che deriva dall’opera di Maria Pina Ciancio dà vita a una poesia che reclama la sua sofferta appartenenza alla terra d’origine, la Basilicata. Perché sofferta? Perché tale senso di appartenenza deve fare i conti con l’esperienza della nuova realtà nella quale l’autrice vive. Questa realtà individuale reagisce (e ciò si percepisce continuamente nei versi della Ciancio) con uno spirito collettivo ad essa complementare. La reazione che ne deriva rivela un’estetica legata a doppia mandata con la ricerca quotidiana e paziente operata consapevolmente in seno al mondo circostante. Da tutto ciò la poetessa intende desumere un’idea residuale (che costituisce il nucleo vero e proprio dei suoi versi) che sia trasmissibile attraverso gli affetti, i valori riconosciuti della comunità cui appartiene e la sua stessa esperienza. È a questo insieme di fattori che la Ciancio accosta la figura e l’idea di poesia di Rocco Scotellaro in modo che risulti ancor più evidente la correlazione tra il suo piano identitario e la strenua volontà di resistere ad esso».

Motivazione per “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro”, Maria Pina Ciancio (Fara Editore 2009), libro vincitore del I° premio per la sezione opere edite (II Edizione, 2014)

Il comunicato stampa della serata: COMUNICATO STAMPA

“Storie minime” vince il Concorso Internazionale di Poesia della Migrazione “Attraverso l’Italia 2014“

storie minime

La giuria del Concorso Internazionale di Poesia della Migrazione denominato “Attraverso l’Italia” ha assegnato il Primo Premio per la sezione Opere edite alle “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro”  (Rimini, Fara, 2009).

Il comunicato stampa con i risultati del concorso qui: comunicato stampa definitivo

Esce il nuovo numero di GRADIVA 2011

GRADIVA
International Journal of Italian Poetry
Rivista Internazionale di Poesia Italiana
Number 39/40 –
Spring / Fall 2011

Nella sezione “Rassegna di Poesia” a cura di Luigi Fontanella e Plinio Perilli, con la collaborazione di Monia Gaita e Antonietta Gnerre, una recensione alle “Storie minime” (p.254) .
Grazie ai curatori e a Monia Gaita che ha realizzato la scheda.
Mapi

Margherita Rimi sulle “Storie minime”

da LA MOSCA di Milano
Intrecci di poesia, arte e filosofia
giugno 2010, n.22 (p. 110/111)

*

E’ tra i ricordi che ci  conduce la realtà, nella storia dei luoghi, in percorsi per assenze:

“A chi resta a chi parte
(e non sa che lascia vuoti da riempire nelle crepe)”

Inizia così Storie minime di Maria Pina Ciancio.

La poetessa già dai primi versi avverte il lettore in quali territori intende condurlo.

Territori in cui ricordo e realtà si confondono, si scambiano nei luoghi della mente, dove ci si immerge ora nell’uno ora nell’altro verso.

Sono luoghi che hanno inciso nella carne la propria anima e con forte intensità vengono vissuti intimamente nelle storie di frammenti familiari ed individuali e nel destino di una comunità, di un popolo. Non a caso l’autrice fa riferimento nel sottotitolo, “Una poesia per Rocco Scotellaro” ad un poeta del Sud, della sua terra di Lucania, che fu anche uomo politico sensibile.

I versi sono pervasi da un presente che non sa dire senza la sua storia, senza un percorso che attraversa quei luoghi e li legge raccontandoli adesso, come allora.

“la storia
quella raccontata  e quella dei ricordi
si impasta con la vita”

Dove sembra esserci un vuoto, un abbandono questi diviene presenza forte, traccia di continuità tra passato e presente, futuro e possibilità.

I paesi, le cose, gli oggetti, le strade, i muri, il vento sanno come muoversi in silenzio e sanno di  essere, allo stesso tempo, una presenza che risuona e vibra di parole, di storie personali e individuali, di storie collettive.

Ed a mano a mano che sembrano spopolarsi nella descrizione, si  ripopolano di storia e di senso.

E’ da tante storie che l’autrice si lascia attraversare, storie che appartengono alla sua, scandite all’unisono con il suo sentire.

Gioco della vita tra chi resta e chi se ne va.

Lacerazione dell’abbandono e dell’assenza, frammentazioni del destino, condizione di vivere nel sud.

E’ come se chi resta, in qualche modo, fosse andato via e chi se ne va fosse rimasto, è in questo gioco infinito che si compie una umanità che non ha più un luogo, è questa la terra in cui si compie il destino tra  sradicamento e forte identità

Il luogo del sud diviene un territorio di transito, terra di passaggio, confine, simbolo della precarietà dell’esistenza in continuo e febbrile movimento, dove la morte e la vita, la memoria e la sua scomparsa, la partenza ed il ritorno, l’assenza e la presenza convivono in una sintesi di senso.

Agrigento, 07.09.2009

Margherita Rimi

Mario Fresa sulle “Storie minime”

Ua recensione di Mario Fresa
su Narrabilando

Scrivere è indovinare l’attimo arcano in cui si sovrappongono l’inimmaginabilmente grande e l’infinitesimale. Perciò, nella scrittura è sempre vivo un gioco di affettuose corrispondenze, di interne e inevitabili contraddizioni (l’esserci e il morire; la concretezza e la lontananza; il ricordo e la contingenza; il desiderio e la realtà). La poesia di Maria Pina Ciancio descrive questo smarrirsi dentro il liquido movimento di chi è diviso tra la materia del presente e le riposte sembianze della memoria: l’emigrazione dalla terra avita è il segno e l’immagine di un percorso che tocca ognuno di noi (poiché ognuno di noi ama e rincorre; e ognuno di noi perde o trasfigura ciò che ama e rincorre; e ognuno, ancora, si allontana dalle origini e ricerca una continua riparazione, e brama una costante ricucitura). Maria Pina Ciancio ricorda al lettore, dunque, un ruolo essenziale per la lingua poetica: quello di farsi voce che riannoda i legami e che li fa rivivere e tremare, diventando un’esperienza autentica e bruciante; è il ruolo dell’amoroso raccogliere e tramandare, e del limpido, malinconioso guardarsi indietro per riordinare, conservare, ricuperare i tasselli dei luoghi cancellati e feriti dalla cattiva indifferenza di chi resta.

Storie minime è un libro di rimembranze e di partenze. La poesia è proprio questo: è distacco, separazione; è perdere e tramontare; ma è anche felice concordia, combinazione magica di ritrovati vincoli; è unione e rinnovato accordo di legami; ed è pure l’avverarsi di una costante coincidenza di persistenza e di mobilità: cioè di dense comparizioni e di pulviscolari sbriciolamenti.

Nessuno veramente parte o resta: si scivola nel tempo indefinito delle attese e dei preparativi, e la chimera di andare avanti ci fa invece, spesso, tornare indietro o ci fa spingere, con affannosa cura, troppo avanti.

Un viaggio inizia sempre (o meglio: inizia solo, e basta). L’allontanarsi è l’unica, indeclinabile eredità di chi vive. Colui che parte, allora, intende distruggere e poi daccapo ricostruire, finalmente riappropriandosi di ciò che ha dovuto lasciare (e  perfino di tutto ciò che non è mai stato).

Questo è un libro di tenere illusioni mai sopite. Il poeta si presenta sotto la veste di un figlio: la sua forza è nel desiderare di procedere, con un ansioso amore, nella direzione di un riscatto e di un ricongiungimento con la materna e sacra immagine del primo luogo, antico e presente, in cui si è verificato il dono dell’apprendere, dell’imparare (ad esempio le parole dell’infanzia, sempre indelebili e oscure; e i passi incerti delle scoperte; e le intense rivelazioni delle remote, indistruttibili amicizie).

Ecco il destino vero della poesia: emigrare e ritornare; cancellare e raccogliere; dimenticare e amare. Maria Pina Ciancio conosce molto bene questo sforzo curioso di vivere l’inquietudine di una precaria dimensione, fitta di troncamenti e di ricomparse, di commiati e di riprese: «facciamo percorsi lunghi / per ritornare sempre all’inizio», e il segreto di questo interrogarsi poi ci rende, contemporaneamente, immobili e infanti.

Noi siamo desti e dormienti – ogni cammino è eracliteo; e irredimibile. Ogni paese sognato e ritrovato «giace in frantumi»  (così come dice Scotellaro) ed è altro e irrecuperabile, se non con la felice presenza del poeta che racconta, ricuce, tramanda e risana. (Mario Fresa)

http://narrabilando.blogspot.com/2010/08/storie-minime-e-infinite.html

Un articolo di Michele Brancale su Il Portolano (n.60/61)

IL PORTOLANO – Periodico trimestrale di letteratura
Ed. Polistampa – Anno XVI Gen-Giu 2010 n.61-62, E.8
(articolo a cura di Michele Brancale, p. 36)
Scarica il pdf della rivista qui: Il Portolano n. 60/61

(cliccare sull’immagine per ingrandire)

Pierino Gallo su le “Storie minime”

da IL FIACRE N.9
Quadrimestrale di Letteratura Italiana
Settembre 2009 – numero 6

Mi abitano i paesi spopolati/e il vento//la luce che scorre in un istante/e frana nella crepa dei calanchi//nella carne. Ancora “abitano”, dunque, “incidono”, “riallacciano”… e fanno scrivere versi. Non per un cardarelliano Homo sum, bensì per un’inconfondibile vocazione alla poesia delle piccole cose, dell’arcaicità, dei gesti. Questo, il nuovo itinerario di Maria Pina Ciancio, Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro, Fara Editore, Rimini, 2009. E vi si entra piano, come a voler chiedere di abitare coi versi, forse per timore di sgualcirne l’incanto o per il dubbio scontato di restarne incagliati. Ebbene, l’incanto arriva presto, ed è quello della parola, performativa, rituale, conativa, e pur sempre fortemente icastica. La poetessa lo sa e ci accompagna nel viaggio; la paura è che I cartelli stradali sono tutti uguali stanotte e la piaga dell’assenza gela il cuore. Assenza di uomini e donne sradicati alla terra e proiettati sul mare per tragitti di sogni, quelli evaporati …di valigie di cartone cotte al sole (da Partenze). L’emigrazione, il silenzio, le speranze spezzate attraversano dunque lo spazio liminale dell’oceano e, con esso, quello della pagina, bianco, rugoso. Così che solo di ombre può nutrirsi chi resta ed osserva. Poi il sentimento del vuoto si fa distaccamento, rottura e dall’anima di chi scrive passa a disegnare la forma del verso, tanto che il “frammento”, costante crepuscolare del non-senso, diventa imperante in molti luoghi testuali (frammento di Primavera, frammento d’Inverno, frammento d’Estate, pp. 24-25). E’ in un bellissimo esempio di correlativo oggettivo che si coglie appieno un siffatto pensiero: E’ nella crepa grande/quella priva di intonaco e calce/che il cedimento talvolta arriva…Si sono spaccate le tegole rosse (p. 30).
Meravigliose vette artistiche si raggiungono, infine, ne Una poesia per Rocco Scotellaro: Se non ti addormenti figlio posso raccontarti/la storia di un poeta che morì a trent’anni/e che a venti era già sindaco di paese/con il cuore rosso e l’anima di un padre (p. 39). La vita rimane, imponente e affaticata mole di abbracci, consolazioni, sguardi, ricordi… Poiché è nel ricordo che rivive la carne, nel ricordo che scrivono i “grandi” ed affondano gravide penne, ricolme d’inchiostro. Per scrivere storie o, meglio, la Storia. Di un sud o dei sud, della terra o del cuore.

Pierino Gallo