Sulla solitudine

La solitudine è la patria delle anime grandi
(Anonimo)

Ecco, riflettevo sulle solitudini e su quanto in questo nostro tempo appaiono inadeguate, inaccettabili e incomprensibili da condividere, di fronte a un modello sociale di estrema efficienza che ci vorrebbe sempre partecipi, allegri, positivi.

Oggi essere dei solitari genera spesso sentimenti ambigui negli altri, di incomprensione e non accettazione, ma un sistema che non lascia spazio sul piano emotivo e psicologico è un sistema malato, da cui bisogna dissentire e che bisogna avere il coraggio di combattere, se necessario.

Se la solitudine è uno stato d’animo che nasce talvolta dal sentirsi interiormente isolati o emarginati, è anche vero che la solitudine rappresenta la condizionre necessaria e indispensabile per affrontare il proprio viaggio interiore, come fonte di esperienza costruttiva e creatività.

Dissociarsi, dissentire per proteggere se stessi  e la propria interiorità , ecco che cosa mi sento di dire ai giovani e ai meno giovani che nella vita prima o poi inciampano o inciamperanno nei pregiudizi, nei preconcetti e nelle opinioni frettolose di questa “società globale”.

Maria Pina Ciancio

Ci sono momenti

Ci sono momenti in cui la vita stessa ci chiede di fermarci e si prende delle pause e dei silenzi, quelli dimenticati e di cui non sappiamo più godere. Facciamo buio, facciamo ascolto, facciamo pace dentro. Tocchiamoci il cuore, le mani, gli occhi come una cosa nuova. Ascoltiamo il vento, la pioggia, la foglia che cade. Ascoltiamo il silenzio che ci fa creature piccole, fragili, ma ci restituisce il senso di appartenenza a noi stessi. Insegniamolo ai giovani. Lasciamogli questa possibilità, non rinviamola a domani.

2 marzo 2020

Sull’esperienza della poesia

La poesia è l’esperienza di una soglia
dello stare nei difficili confini
del chiaro e dello scuro*

Non è in territori conosciuti, né in spazi protetti che nasce l’esperienza della poesia. La parola poetica vive in una zona clandestina e undergraund, in un intermezzo tra un prima e un dopo, assolutamente imprevedibile e inaspettato. E’ quello stadio d’innocenza, che per troppa bellezza o per troppa disperazione, preannuncia uno strappo, una lacerazione improvvisa.
La tessitura del verso è dunque un’esperienza di vita in bilico, estrema e rischiosa, fatta di territori dove albergano demoni e santi, paure primordiali e ignote. E’ quello spazio vasto e ineplorato, dove il corpo resta vivido e nudo, scalzo o in ginocchio sotto pioggia e vento, grandine e sole, in attesa di un accadere, di un miracolo o niente. Su quella soglia il corpo si prepara a morire e non muore.
Ed è lì, nella vastità delle cose (quelle più vicine e quelle più remote), lì dove il linguaggio sembra vagare senza meta, che talvolta germoglia la parola poetica, come un abbraccio affettuoso o una stella danzante, per restituirci un momento presente riscattato e reintegrato, una rivelazione improvvisa. La trama nascosta di ogni dettaglio.
Ciò che una traccia d’inchiostro racconta sulla pagina bianca è testa, sudore e carne insieme. Sopravvivenza e riconquista. Un atto assolutamente libero e puro di ampliamento di noi stessi e del mondo.
Ecco allora che ciò che facciamo lottando in solitudine, sulla soglia, diviene un atto assolutamente pubblico.

*da Il gatto e la falena, Maria Pina Ciancio, Premio Parola di Donna 2007)

Questa riflessione è apparsa su Scrittori & scritture” Viaggio dentro i paesaggi interiori di 26 scrittori italiani” a cura dell’Associazione Culturale LucaniArt, 2012

Nov. 2009