“La ballata di M”, un poemetto tratto da La ragazza con la valigia (Lietocolle 2008)

La ballata di M.

“E sei? Dissi io /e sparì/ e io voltai
e non era già/ dietro a me
(Ezra Pound)

1.

Veniva alla fontana della posta vecchia ogni sera
una brocca d’acqua mezzavuota
e pane raffermo nelle tasche larghe del zinale*

Sembrava una madre

le mani forate da parole urlate controvento
a malapena ricordate

Mia nonna dice che stanotte
pianterà una pietra nella terra delle stoppie dietro casa
e a passi larghi imboccherà il sentiero a destra
per seppellire in mezzo al bosco le sue due bambole di pezza

2.

La cercarono in venti sotto la pioggia
venti voci di luna spezzata
Mia nonna la ricorda come una nottata
che non voleva più finire.
Avrebbe voluto fare la guerra lei
la guerra che salva
quella che scioglie la rabbia in pianto
che spara venti colpi alla luna
e restituisce alla vita i passi contrapposti del privato.

3.

Masticò bacche e radici per due anni nel bosco.
Un giorno il crudele prese voce
salì dal basso e staccò dal corpo lavico
e marcio
dalle giunture biancastre delle ginocchia
fino all’occhio scavato e breve
riparo menzognero della vita
che non muore.

4.

Ritornò a piedi, scalza, di notte
negli occhi un lampo febbrile di civetta
Mia nonna dice che qualcuno la vide nascondersi
al riparo della luce sotto il noce
e asciugarsi il viso con le mani prima di annegare
quell’ultima carezza
Piansero forte i cani quella notte
tra il ponte e la soglia dell’argine maestro
dove da trent’anni una donna e le sue due bambole di pezza
danzano leggere tra i salici del fosso
—————
(* il zinale è un ampio grembiule femminile)

Stesura 2004 – in Maria Pina Ciancio “La ragazza con la valigia” LietoColle 2008

La poesia ha vinto il I° Premio “Città di Roccagloriosa 2017” per la poesia e il Premio della Critica al Concorso “Graziella Mirisola 2015” (Cosenza).

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V. D’Alessio su “Le storie minime”

in LucaniART Magazine

La” questione meridionale” è oggi nella mani della poesia

Quando, in tempi di profonda solitudine umana come quelli che viviamo, giunge da un editore, non posizionato nel cuore del Meridione, un libro pieno di quella forza meridionale che riscalda le notti fredde del Nord di qualsiasi luogo conosciuto, e si avvale del contributo storico/critico di un poeta genovese nella postfazione, vuol dire che “La Questione Meridionale” non è più nella mani della politica: è oggi nelle mani della Poesia.

Finalmente le idee possono rifiorire nella mente di che legge questi versi. La Poesia ha trovato il solco in cui incanalare gli sforzi sostenuti dagli autori del Novecento, appena concluso, uniti alle nuove energie dei contemporanei. La raccolta della poetessa Maria Pina Ciancio “STORIE MINIME” (Fara 2009) racconta il corso di questi avvenimenti: c’è la figura paterna cara a Scotellaro e Sinisgalli; i paesaggi lucani illuminati dal poeta Alfonso Gatto (del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita) nei suoi articoli per “Il Giornale del mattino” di Firenze; la semplicità delle genti lucane e delle tradizioni care a Teresa Armenti; la storia dei vinti descritta dal bel romanzo “Il padre degli animali” di Andrea di Consoli.

Gli accordi armonici nella partitura di questa raccolta non hanno bisogno di troppe metafore: raggiungono l’immediatezza attraverso la “nudità” degli occhi della poetessa proprio come ha indicato Sannelli in postfazione: “quindi i testi dovranno essere innumerevoli, e riscritti nervosamente, sempre adottando tecniche diverse, quasi separate, anche sconvolgenti” (p.42). Diventano attori protagonisti delle composizioni in raccolta il vento, la neve, il buio, la notte, il viaggio. Una malìa che prende il lettore e non lo abbandona; uno spaesamento che rende invisibili i luoghi veri e traduce le immagini poetiche in luoghi senza tempo. Un misto tra paura ed incanto. Per molti motivi la scrittura di questo lavoro mi porta alla mente quello del poeta italoamericano Luigi Fontanella dal titolo “Terra del tempo” (Book, 2000).

“Mi abitano i paesi spopolati/ e il vento” (p.13) scrive Maria Pina, “Tra paese e città la terra nuda, il silenzio della campagna/ e una voce quanto più lontana”, scriveva Rocco Scotellaro nel suo “Viaggio di ritorno” negli anni cinquanta, sembra che nulla cambi in Lucania. Nulla cambi al Sud della nostra bella penisola. Partono e restano. Stupidi e furbi. Buoni e violenti. Sembra un meccanismo che non smette di consumare vite umane, destini unici: “Sei fuggito scalzo/ di notte/ un tozzo di pane e una pera/ come mio padre, mio figlio/ e pure l’altro fratello” (p.17). Al nostro Sud sembra che non resti altra alternativa. Eppure c’è la stessa terra che ha sfamato uomini per migliaia di anni; la stessa terra che ha raccolto migliaia di salme; la stessa terra che ingoia i figli nella dimenticanza. Non è la terra cattiva, sono gli esseri che la popolano; l’ipocrisia che regna; la fame che comanda; i politici che nel loro potere sono simili ai violenti. Chi si oppone deve solo andarsene. E non è solo il potere civile, c’è anche quello clericale.

I motivi di dialogo con la nostra poetessa, attraverso i suoi versi, sarebbero tanti. Tanti sono anche gli spunti di ripresa dei moti antichi (anche se sono passati solo trent’anni) di vita semplice, sana, dignitosa, contadina. Quasi c’è da vergognarsi a riesumare questa figura: fantasma distrutto dalla sete di città, dal rapido progresso industriale; dallo spopolamento interno verso “il benessere” fallito delle città costiere, dei nuclei industriali a tutti i livelli; del sacrificio di interi territori a vocazione agropastorale. Veramente la posizione della persona di cultura al Sud è di isolato, di solitudine. Veramente coloro che scrivono poesie, frequentano l’Arte, sono ancora “i filosofi” perseguitati dai politici borbonici: “Restiamo così al freddo dell’inverno/ che ci stacca l’intonaco dai tetti/ e il tempo del presente da noi stessi” (p. 28).

Vorrei dire che la Nostra ha adempiuto perfettamente al suo proposito “Vedi figlio ho imparato la sua voce” (p.39) parlando di Rocco Scotellaro. Direi che con questa prova storico geografica, il continente lucano di Scotellaro ha ripreso a girare in perfetta armonia con questa bella invocazione: “Cantate, che cantate?/ Non molestate i padri della terra” che il poeta sindaco dedicava ai poeti e a se stesso. Ma non basta. Questa è un’altra voce nel coro di quanti amano e scrivono per fare in modo che i mille rivoli poetici del suditalia raggiungano l’Europa disattenta. Noi abbiamo fame di Giustizia, di lavoro, di Gioventù. Siamo addolorati nel vedere i migliori ingegni andare lontano dalle nostre aule scolastiche, dagli ospedali, dai ruoli vitali delle realtà urbane. Basta con i furbi servi dei politici. Noi siamo rimasti la turba dei pezzenti, quelli che per tutta la loro esistenza continueranno a strappare, a padroni e politici, le maschere coi denti.

Vincenzo D’Alessio

Sull’intellettualità lucana di Paride Leporace

da ilquotidianoweb.it
18/06/2009

Sull’intellettualità lucana in «Che Basilicata fa» di Paride Leporace

Ci ha lasciato il poeta Vito Riviello uno dei massimi esponenti dell’intellettualità lucana. La notizia è stata diffusa nel pomeriggio dell’Ansa e crea fastidio il silenzio generale della Basilicata ufficiale su questa scomparsa. I poeti interessano poco. Non vengono celebrati né incoronati. La società moderna è distratta sulla poesia. Siamo grati a Riviello delle sue funambolerie dense di sarcasmo miste ad amarezza. Egli è stato tra i primi negli anni Sessanta a creare una frattura con il bozzetto neorealista che ha originato tanta buona neoletteratura lucana. Nella sua riflessione non è mancata neanche la critica al genocidio provocato dall’emigrazione di massa. Un tema caro anche a Maria Pina Ciancio, nata in Svizzera da genitori lucani. Dato di contesto che l’affratella con Andrea Di Consoli. Per Fara editore è in libreria il suo vibrante e garbato libretto minimalista “STORIE MINIME e una poesia per Rocco Scotellaro” dove si racconta ad un figlio da addormentare “la storia di un poeta che morì a trent’anni e che a venti era già giovane Sindaco di paese con il cuore rosso e l’anima di padre”. A proposito di Scotellaro un’altra donna intellettuale, Giuseppina Scognamiglio al poeta sindaco di Tricarico ha dedicato il ponderoso saggio “L’Arte della scrittura-La scrittura dell’arte” dove emerge un parallelo con il russo Esenin evidenziando molte affinità nelle biografie e nelle opere dei due poeti. E considerato che oggi l’abbiamo scritta tutta in cultura permettetemi di associare al saluto e all’omaggio del mezzo secolo del circolo “La Scaletta” che si festeggia in queste ore. A Matera da cinque decenni opera questa vivace fucina di sapere meridionale che ha segnato il protagonismo di Peppino Appella, De Ruggiero, Franco Palombo, Ortega, Melotti e Guerricchio e tanti altri scrittori, intellettuali e pittori che hanno posto questo luogo di cultura in relazione con altre straordinarie filiali della cultura italiana del Novecento. Anche questa è Basilicata. Auguri agli animatori de La Scaletta.

Giornata Mondiale della Poesia 2003

Carovana 21–31 MARZO 2003
I° Carovana nazionale di poesia e musica

Col patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per L’UNESCO
Coordinamento nazionale Anna Santoro, Araba Felice (Napoli), Maria Jatosti (Roma), Adam Vaccaro, Milanocosa (Milano)

Napoli, Scampìa, Castellammare, Roma, Firenze, Ascoli Piceno, Potenza, Grosseto, Modena, Bologna, Sasso Marconi, Forlì, Brescia, Novi Ligure, Milano,

PER LA VITA, LA PACE, LA BELLEZZA, IL GIOCO, IL RISPETTO… PER TUTTO CIÒ CHE LA GUERRA IMPLICITAMENTE NEGA
La Carovana di poesia e musica vuole interpretare la giornata mondiale della poesia in modo dinamico e libero, scegliendo di anno in anno un tema, un percorso, sul quale il nostro sguardo e il nostro linguaggio abbiano la necessità di esprimersi. Quest’anno il progetto prevede varie tappe che collegano in una grande manifestazione nazionale artisti e intellettuali che, nella libera espressione di ognuno, si ritrovano uniti nel rifiuto della guerra e del terrorismo, e nella ricerca della pace, prioritaria a ogni logica di prevaricazione e di scontro. Le tante adesioni date alla Carovana da parte di Associazioni, Organizzazioni, Istituti di cultura, Istituzioni e singole personalità, danno impulso a una Rete di relazioni fondate sulla cultura del rispetto dell’altro da sé, della gioia dell’essere, del gioco, dello scambio tra le pluralità che sono nel mondo e in ciascuno di noi.
Potenza 27 Marzo 2003

READING DI POESIA
8.30 ~ 13.30
riservato agli alunni e alle alunne delle Scuole di ogni ordine e grado

16.30 ~ 18.30
riservato a tutti gli scrittori e le scrittrici che desiderano leggere i loro testi poetici

18.30 ~ 19.00
Franco Cosentino, Leonardo D’Aria, Oreste Lo Pomo, Nico Nappa, Giancarlo Tramutoli, Giuseppe Zafarone… ed altri ancora

19.00 ~ 20.30
Maria Pina Ciancio, Cristina di Lagopesole, Rosa Maria Fusco, Gina Labriola, Enzo Mori, Rachele Padula, Zaza, Giulio Stolfi, Donato Tamblè, Lina Unali … ed altri ancora.

Nell’occasione saranno premiati i vincitori del ~Premio Parola di Donna edizione 2002~

Tutti sono invitati a partecipare

Un mio articolo sulla manifestazione su Lucanianet all’indirizzo:
http://www.lucanianet.it/modules/news/article.php?storyid=1259