Sull’esperienza della poesia

La poesia è l’esperienza di una soglia
dello stare nei difficili confini
del chiaro e dello scuro*

Non è in territori conosciuti, né in spazi protetti che nasce l’esperienza della poesia. La parola poetica vive in una zona clandestina e undergraund, in un intermezzo tra un prima e un dopo, assolutamente imprevedibile e inaspettato. E’ quello stadio d’innocenza, che per troppa bellezza o per troppa disperazione, preannuncia uno strappo, una lacerazione improvvisa.
La tessitura del verso è dunque un’esperienza di vita in bilico, estrema e rischiosa, fatta di territori dove albergano demoni e santi, paure primordiali e ignote. E’ quello spazio vasto e ineplorato, dove il corpo resta vivido e nudo, scalzo o in ginocchio sotto pioggia e vento, grandine e sole, in attesa di un accadere, di un miracolo o niente. Su quella soglia il corpo si prepara a morire e non muore.
Ed è lì, nella vastità delle cose (quelle più vicine e quelle più remote), lì dove il linguaggio sembra vagare senza meta, che talvolta germoglia la parola poetica, come un abbraccio affettuoso o una stella danzante, per restituirci un momento presente riscattato e reintegrato, una rivelazione improvvisa. La trama nascosta di ogni dettaglio.
Ciò che una traccia d’inchiostro racconta sulla pagina bianca è testa, sudore e carne insieme. Sopravvivenza e riconquista. Un atto assolutamente libero e puro di ampliamento di noi stessi e del mondo.
Ecco allora che ciò che facciamo lottando in solitudine, sulla soglia, diviene un atto assolutamente pubblico.

*da Il gatto e la falena, Maria Pina Ciancio, Premio Parola di Donna 2007)

Questa riflessione è apparsa su Scrittori & scritture” Viaggio dentro i paesaggi interiori di 26 scrittori italiani” a cura dell’Associazione Culturale LucaniArt, 2012

Nov. 2009

Il senso delle parole tra limite e bisogno

La poesia è l’esperienza di una soglia/ dello stare nei difficili confini/ del chiaro e dello scuro (M. P. Ciancio)

STANZA 2211
Inciampo tra i fogli
pesanti e accartocciati
nella stanza
Una notte d’inchiostro
non basta a cambiare la vita
fino a ieri

*

IL POETA SCALZO
Sotto la luce nudo
spoglio come un melo
attraversato da rughe
verticali

*

LA PAROLA PER RICOMINCIARE
Portatemi via tutto
(i sogni, l’anima, la felicità)
ma lasciatemi in segreto
la parola per ricominciare

*

ARABESCHI DI PAROLE
Andare o restare
Possibilità di scegliere
fin dove arrivano arabeschi di parole

*

IL DESTINO DELLE PAROLE
Il destino delle parole
è morire senza storia
e senz’anima
schiacciate tra le pareti bianche
dei ricordi
dove riscrivo memorie
pregando senza saperlo

*

LA PAROLA ASSENTE
Ho gli occhi freddi
di parole riscritte
fino all’astrazione
dell’incomprensione

*

LA CODA DEL SERPENTE
La scrittura è un compromesso tra una libertà e un ricordo…
Una fuga
(incognita e banale)
per non scivolare
ancora dentro parole
consumate e ambigue
chiuse in un transfert
divorante all’indietro

[Sulla scrittura]
C’è in questi versi tratti da “Il gatto e la falena” un bisogno di riflessione sul linguaggio e sul senso della parola, che da una parte nega, perchè abusata, soggetta a fraintendimenti ed incapace di esprimere l’essenza fino in fondo, e dall’altra salva; in un’oscillazione continua tra LIMITE e BISOGNO che confesrisce al testo tensione e dinamismo.

http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/24/il-senso-delle-parole-tra-limite-e-bisogno-di-maria-pina-ciancio/