“La ballata di M”, un poemetto tratto da La ragazza con la valigia (Lietocolle 2008)

La ballata di M.

“E sei? Dissi io /e sparì/ e io voltai
e non era già/ dietro a me
(Ezra Pound)

1.

Veniva alla fontana della posta vecchia ogni sera
una brocca d’acqua mezzavuota
e pane raffermo nelle tasche larghe del zinale*

Sembrava una madre

le mani forate da parole urlate controvento
a malapena ricordate

Mia nonna dice che stanotte
pianterà una pietra nella terra delle stoppie dietro casa
e a passi larghi imboccherà il sentiero a destra
per seppellire in mezzo al bosco le sue due bambole di pezza

2.

La cercarono in venti sotto la pioggia
venti voci di luna spezzata
Mia nonna la ricorda come una nottata
che non voleva più finire.
Avrebbe voluto fare la guerra lei
la guerra che salva
quella che scioglie la rabbia in pianto
che spara venti colpi alla luna
e restituisce alla vita i passi contrapposti del privato.

3.

Masticò bacche e radici per due anni nel bosco.
Un giorno il crudele prese voce
salì dal basso e staccò dal corpo lavico
e marcio
dalle giunture biancastre delle ginocchia
fino all’occhio scavato e breve
riparo menzognero della vita
che non muore.

4.

Ritornò a piedi, scalza, di notte
negli occhi un lampo febbrile di civetta
Mia nonna dice che qualcuno la vide nascondersi
al riparo della luce sotto il noce
e asciugarsi il viso con le mani prima di annegare
quell’ultima carezza
Piansero forte i cani quella notte
tra il ponte e la soglia dell’argine maestro
dove da trent’anni una donna e le sue due bambole di pezza
danzano leggere tra i salici del fosso
—————
(* il zinale è un ampio grembiule femminile)

Stesura 2004 – in Maria Pina Ciancio “La ragazza con la valigia” LietoColle 2008

La poesia ha vinto il I° Premio “Città di Roccagloriosa 2017” per la poesia e il Premio della Critica al Concorso “Graziella Mirisola 2015” (Cosenza).

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Maurizio Soldini recensisce l’Antologia poetica “ORCHESTRA n.3”

Orchestra. Poeti all’opera numero tre, AA. VV., Antologia a cura di Guido Oldani, LietoColle, 2010

maria pina ciancio, lietocolle

L’Antologia “Orchestra” è curata da Guido Oldani con i contributi di Alessio Alessandrini, Martha Canfield, Maddalena Capalbi, Maria Pina Ciancio, Salvatore Contessini, Antonio Fiori, Vincenzo Mascolo, Augusto Pivanti, Margherita Rimi e Anna Toscano. Ci troviamo davanti ad un piccolo libro di non più di novanta pagine, che offre un assaggio della produzione inedita di dieci poeti della scuderia LietoColle, che sono stati chiamati a far sentire o ri-sentire le loro voci nella possibile imminenza (come auspico) di una loro ri-proposta più adeguata. Più adeguata nei termini dell’estensione di quanto offerto, che si gioca qui in una media di cinque poesie per ciascun autore. Troppo poco per poter dire qualcosa, che non si franga sulla frammentarietà del giudizio legato a quella che Oldani stesso riconosce come la frammentarietà o meglio “precarietà”, per quanto “nobile”, che contraddistingue come “cifra essenziale e vitale” questa antologia. Frammentarietà non solo spaziale, ma anche di canone, di stile, di momento storico, riverberato su quello che siamo anche dal punto di vista letterario, e quindi nel contenuto, nella forma, che si situano in una dimensione tipica del poeta contemporaneo, che potremmo identificare in una epocale aporeticità, intravista pure dal direttore di questa Orchestra, Guido Oldani, che non ha titubanza nell’affermare nell’introduzione: “I nostri poeti sono sulla soglia, come se ci volessero entrare o come se la stessero per lasciare interamente”.

Non potendo  entrare nel merito delle poche e insufficienti vocalizzazioni di ciascun autore, nel leggere di un fiato il piccolo volume e nel rileggerlo ancora per cercare di sottolineare le prime impressioni ho colto nella piacevole orchestrazione generale lo spiccare di tre voci: quella di Salvatore Contessini, in particolare, e quelle di Anna Toscano e Maria Pina Ciancio, senza voler nulla togliere agli altri orchestrali.

L’ascolano Alessio Alessandrini si immerge in malinconiche riflessioni, attraverso una fotografia, genealogie contemporanee, meteorologia e residui organici, sul fuori e dentro di noi, invischiati tra psicologismo e simbolismo, da cui ogni tanto emerge il corpo come un iceberg spuntato, che ci conduce in una narrazione prevalentemente prosastica nella quale trionfa un pessimismo senza possibilità di ritorno: A passarci la mano non resterebbe/ che quello che davvero altro non siamo:/ lunghi neri peli, inopportuni,/ ceneri che si frantumeranno./ Residuo organico di un corpo/ in amore che non potevamo.

Martha Canfield con un lessico fluente e libero da pastoie, aiutata dalla sua immersione nella lingua e nella cultura ispano-americana, ci conduce in piacevoli conversazioni con le quali si rivolge ad amici, poeti, etc. La sua parola, atteggiata più che altro a prosaicità, è ben calibrata, asciutta, fluida, dorata dalla solarità, scaltra nel fermare parole e sensazioni passate, abitata da un senso forte della relazione e del dialogo, che cercano e rafforzano amicizia e nell’amicizia trovano ottimismo e felicità; l’amicizia forte e resistente allo stesso modo della parola poetica, le quali  restano al di là dell’esistenza. E la parola poetica della nostra Canfield è come la fragranza della sera: “L’intensa fragranza della sera/ con lento volo si diffonde/sopra la terra immobile,/ forse soffiata dal monte,/ forse convertita in carezza/ dall’aria che comincia a muoversi”.

Maddalena Capalbi, ormai milanese, proveniente da Roma, si esprime in un dialetto romano, che non è più quello di adesso, della metropoli del terzo millennio. Una poesia dialettale che ritorna a stilemi a metà tra Belli e Trilussa, dove ritroviamo l’ironia e l’acutezza del popolo romano di sempre, quel popolo romano e quella città, che, nonostante vari problemi, “e la città santa s’annisconne/ pe fa comunella co li gradassi/ e na manica de smargiassi,/ storia vecchia come er cucco/ storia che ce fa fenì de brutto.”,  probabilmente manca alla nostra poeta e fornisce un alone nostalgico intriso di ribellione alla sua poesia.

Maria Pina Ciancio è voce solida, ben impostata, caratterizzata da un senso della liricità che ormai, purtroppo, è quasi al tramonto nella nostra epoca e pertanto difficile da trovarsi nella poesia attuale, giocata quasi tutta al gioco dei minimi termini, dell’elenco di cose.  Consapevole di una forte tradizione letteraria e poetica, legata alle voci più alte del nostro Novecento, come Montale e Ungaretti, di cui si sente il vento che spira tra le righe nei versi della nostra poeta, veniamo catapultati in un versificare leggero, musicale, che evapora in una apparentemente inconsapevole nettezza di profondo senso ed elevato contenuto, dove si gioca il significato della nostra esistenza, nella quale capita spesso d’impuntarci, di essere colti da un crampo che ci fa restare nell’aporia, la quale può essere risolta soltanto ed esclusivamente dalla parola poetica che ben conosce la tempistica dell’esistenza: “Ci impuntiamo talvolta/ in quel tempo meridiano/ del gesto irripetibile/ C’è per tutti una soglia/ sarà lo sguardo distratto/ la parola che manca/ il respiro della vita/ attorcigliato su se stesso/ O forse sarà che basta un passo/ una frenata brusca/ un colpo di tosse/ un grumo di silenzio/ sciolto in bocca/ Prima del corpo saprà la parola/ l’istante esatto dello scatto”.

 Il poeta romano Salvatore Contessini non è certamente una scoperta per chi lo conosce già, per chi conosce la sua poesia. Poesia che qui dimostra un’ulteriore maturazione formale e sostanziale nello stesso tempo. L’acribia contessiniana si fa sempre più pervicace in un verso libero, ma ostinato nella musicalità di endecasillabi, settenari e soprattutto novenari, che rappresentano la cifra stilistica prepoderante del nostro autore, che con secca dizione articola la parola in un melodico arpionamento del significato, come ad esempio: “Ancora il nulla vezzeggiato/ tra refoli di vento greco/ e ondine di sirene renitenti/ é legno di deriva aperta/ quando il pensiero muta/ nella parola che trasmigra.” Se la forma é un pezzo forte della poesia di Contessini, non da meno la sostanza, contenuta in una dimensione crittografica alla quale siamo abituati. Poesia per iniziati, dunque? Assolutamente no. Poesia per la poesia. Poesia per l’uomo. Poesia naturale per l’indole umana, fisica e nello stesso tempo metafisica, senza dualismi, in un embricarsi di fisico e metafisico, ma dove dualmente ( non dualisticamente ) prevale il metafisico. Lì dove a prevalere non é il dato empirico, materiale, ma l’ipostatizzazione del senso di apertura all’oltre, oltre perfino dell’essere, nella realtà del luogo dove non si dà la possibilità dell’aporia. E la porta per l’oltre abita nella parola. Dove esiste un continuo rimando a interpretazioni sempre nuove e comunque mai definite, sia quando sono in gioco sensazioni, visioni, percezioni, sia quando ci sono in gioco stagioni, luoghi, tempi, vigne, cime, mare, nulla e essere, buio e luce, giorno e notte, qui e altrove. Il tutto in un forte intreccio con i vissuti, che possono essere dell’autore come del lettore. Ed é, a mio parere, in questa dimensione crittografica, dove si dà la possibilità ermeneutica, che é presente il vero senso della poesia, come il senso della vita, entrambe reciproche metafore. Con una finalità nascosta che necessita di essere svelata, quella di far approdare il corpo alla purezza immateriale della luce, la parola alla poesia: “Non so se il corpo ha emesso il viaggio/ o scampoli di mente tornano ai luoghi/ fermo soltanto un punto/ come se fosse un ente:/ guardo dal finestrino fondere spazio/ dissolvimento successivo traslucido in purezza”. 

Antonio Fiori, poeta sardo di Sassari, ci concede, sulla scia della poesia di Bertolucci, che troviamo non a caso in esergo alla prima poesia, una vera e propria poesia del quotidiano, espressa in una parola lucida e lineare. Poesia che in una semplicità tutta domestica e familiare fa della casa il luogo per antonomasia di una religione tutta laica, la chiesa della nostra assenza diurna, dove la sera si ritorna stanchi nelle stanze delle nostre preghiere, “- dopo la fretta l’incenso del ritorno”. La casa-chiesa dove “per appaltare questo tuo progetto/ fai spazio dentro per le impalcature/ per il restauro dell’anima completo”.

Vincenzo Mascolo ci presenta alcuni assaggi della silloge inedita Bile, nella quale sembra esserci il filo rosso di un dialogo a distanza con il poeta Queneau, presente in crescendo in tutte le composizioni. Con vezzo scientifico e analitico, (caro alla poetica di Raymond Queneau,  – non a caso amante della scienza e in particolare della matematica),  ma con una ironia di fondo alla quale ci ha già abituato, come quando ha affrontato i problemi di bioetica, Mascolo affronta ora, prevalentemente, problemi di poetica. Egli ravvisa nel mondo di oggi un gran polverone che offusca la vista ai poeti, “la cataratta dei poeti” dice Guido, (Oldani?),/ che Salvatore (Martino?) vuole ad ogni costo/ rimuovere dal proprio cristallino/ per scorgere oltre il ferro delle grate/ il suo punto di fuga, le linee di una nuova prospettiva”. La polvere oscura la vista e nello stesso tempo provoca la raucedine ai poeti. Quale allora il punto di fuga, la prospettiva per Mascolo? La stessa di Salvatore? Sicuramente non la linea prospettica di Queneau e non i suoi esercizi di stile e di cesello matematico: “Non c’è più tempo per i tuoi esercizi/ non è più tempo questo per lo stile,/ ormai del poco fiato che rimane/ è meglio farne voce per la bile”. Il tempo attuale ha bisogno di una parola biliare e perció financo arrabbiata rude dura aspra graffiante, che a scanso di stili abbia una velleità, piuttosto che estetica, etica: “ai poeti non resta che affilare le parole/ e usarle come unghie per raschiare/ il fondo sconquassato del barile”.

Il poeta veneto Augusto Pivanti si situa con i suoi versi in una dimensione classicista tutta post-moderna, dove la parola si nutre di natura, di oggetti, di oggetti dell’arte, dei pittori, degli architetti, della musica, del paesaggio, delle persone care, di se stesso, di ricordi, di passato, di presente, e produce una parola ricercata e raffinata come le colonne del Palladio. Una poesia nello stesso tempo riflessiva e pertanto prevalentemente intellettualistica. Almeno per lo più. Preferisco la leggerezza quando il suo versificare diventa più istintivo, come quando Pivanti dice: “Espongo il viso/ a un sole tardo, di anni/ esclusi dalle primavere./ Chiudo le labbra/ per proteggermi/ perfino dai sorrisi”.

La siciliana Margherita Rimi presenta poesie dalla silloge inedita I tempi dei bambini, che ci riportano ad un’aura di stampo minimalista, dove sembra prevalere un canone di stampo positivistico, nel quale il metodo analitico conduce ad uno scavo della psiche. Psiche dei bambini sui quali si riflette la psiche della poeta, che è colta da zoppia nel momento in cui si sente messa all’indice dai bambini con i loro tempi: “I tempi dei bambini/ mi fanno zoppicare/ mi segnano col dito/ E quando toccano le cose/ l’aria comincia a respirare a disegnare/ la sua punteggiatura”. Poesia, quella della Rimi, certamente non facile. Criptica, tutta nascosta come è nei risvolti dello scavo psicanalitico.

Anna Toscano di Venezia è sulla rotta della linea lombarda. Quella linea che privilegia l’oggetto, la cosa, gli elenchi di cose, in poche parole tutto ciò che sta nel mondo, al punto che non può essere evitata la complementare de-soggettivazione. Una dimensione cara a un preciso canone poetico, e in genere letterario, confortato dai filoni di studio di tanta semiotica, che è seguita da numerosi poeti contemporanei, ma non più soltanto di Milano e dintorni, bensì di tutto il nostro Paese. Pertanto ritengo che sia superato parlare di linea lombarda, e come ho già proposto riporterei le diverse poetiche alle due dimensioni, ontica e ontologica, e ai loro vari possibili gradi di intersezione. Poesia minimalista, come è spesso riconosciuta, dunque, la poesia di Anna Toscano, poesia dei minimi termini, di spazi, di luoghi, di tempi, di materia, di tutte le cose, compreso l’uomo-oggetto,  che vivono nella loro fisicità e nella loro autonomia d’essere materiali. Uno pseudo-realismo, pertanto, che preferisco chiamare empirismo poetico. O meglio dimensione ontica della poesia. Ma quella che preferisco è sicuramente la dimensione ontologica, che in parte è propria di altrettanti poeti, e che in questa antologia è ben rappresentata da Salvatore Contessini, nella poesia del quale ci troviamo a confronto con quello che è il vero realismo poetico, nella misura in cui, come dicevo più sopra, ci troviamo davanti ad un continuo embricarsi di dimensione ontica e ontologica, ma con alla fine una netta prevalenza dell’ontologia. Ma per tornare ad Anna Toscano, la sua poesia fatta di punteggiatura e pertanto di virgole, due punti, punti e virgola, di parentesi, e di un punto, che pare non voglia accettare del tutto l’impasse della pura fisicità, aprendo ad una dimensione pneumatica, pare tuttavia stare anche lei stretta nelle angustie dell’ontico, per dare un accenno di apertura all’altrove dell’ontologia: “Non avevo capito che il punto/ – come dicono anche i manuali di scrittura – che rende possibile il respiro”. Ma a predominare sono pur sempre gli oggetti, e noi come loro, “siamo grucce per cappotti/ manichini per cappelli/ forme per guanti/ tutto è in affitto/ tutto ha un prezzo” e ancora “tutto è in affitto/ tutto ha un prezzo/ nella tua macchina, nella tua casa, nel tuo bagno,/ nel tuo letto, nelle tue braccia, tra le tue gambe”. Onticità che si coglie assai bene nello slancio quasimodiano, invertito però nei suoi termini di senso: “Noi si sta, felici,/ in uno specchietto retrovisore”. E poi ancora abbiamo tram, treni, piazzali, vie, città, ma quello che ci fa sobbalzare sono le “Ultime cose” (il corsivo è mio), là dove un corpo consunto, una mano ossuta, una stanza con il suo odore di chiuso e la penombra, consentono di percepire in controluce al di là delle ultime cose, le ultime parole, dove si coglie un ineludibile slancio all’approdo nel mondo della realtà della parola e pertanto della poesia, dove il soggetto riesce a librarsi nel canto metafisico del sentimento e della liricità apprese dalla rapporto con i propri cari, in questo caso la nonna. “Le ultime parole che avrò da te,/ …”e “Le ultime parole che dirò a te/ saranno no nonna dormo qui stanotte/ ma tu no non salire su quel treno/ senza avermi raccontato ancora di quella volta che”, stanno a dimostrare che la poesia non può eludere il logos, la parola, che va al di là delle cose.

E questo forse potrebbe essere un possibile percorso per il canone del terzo millennio. Ma altre antologie si annunciano per questo anno, che a breve dovrebbero essere pubblicate, come “Quanti di poesia. Nelle forme la cifra nascosta di una scrittura straordinaria” (2011) curata da Roberto Maggiani per le Edizioni de L’Arca Felice e come “Frammenti imprevisti. Antologia di poesia” (2011) curata da Antonio Spagnuolo per Kairòs Edizioni, dalle quali dovrebbe emergere in modo ulteriore la strada intrapresa dai poeti della nostra epoca perché sia meglio delineato un canone di cui tutti abbiamo bisogno, per uscire dall’aporeticità.

Una recensione tratta da LietoColle

Maurizio Soldini

Esce l’antologia poetica “Orchestra”. Poeti all’opera n.3

E’ uscita presso la casa editrice LietoColle il terzo numero dell’antologia poetica “Orchestra” . Poeti all’opera n3. Ques’anno il direttore e curatore del volume è stato il poeta milanese Guido Oldani, che ha recentemente pubblicato per la casa editrice Mursia, la silloge poetica “Il cielo di lardo”. Negli anni precedenti avevano curato il progetto Maurizio Cucchi e Gianpiero Neri.
I dieci orchestrali presenti con i loro componimenti nel progetto della LietoColle per l’anno 2010 sono: Alessio Alessandrini, Martha Canfield, Maddalena Capalbi, Maria Pina Ciancio, Salvatore Contessini, Antonio Fiori, Vincenzo Mascolo, Augusto Pivanti, Margherita Rimi, Anna Toscano.
Ciascuno dei poeti è presente nella raccolta con un minimo di cinque e un massimo di sei testi a cui fa seguito un breve proflo bio-bibliografico.
Scrive il curatore Guido Oldani nella nota di presentazione: “Sono ancora questi autori, come faville scoppiettanti da un unico fuo­co o api convergenti in un’unica arnia. Sono tutte immagini amleti­camente precise di un equilibrio poetico che sembra indifferente ma invece è profondamente disposto alla immediata centrifugazione di sé. Ora i poeti, con i loro testi, dispongono di documenti identitari chiara­mente esibibili e agevolmente leggibili”.

Riferimento web per acquistare il libro e per leggere alcuni testi degli autori:
http://www.lietocolle.info/it/aa_vv_orchestra_poeti_all_opera_n_3.html

I risultati del concorso “Taggo e Ritraggo”

I curatori del concorso TAGGO E RITRAGGO – Mary B. Tolusso, Anna Toscano e Gianpaolo G. Mastropasqua – hanno comunicato le seguenti selezioni di testi  – tra i quasi 200 pervenuti – che saranno raccolti nell’antologia poetica edita da LietocColle, disponibile per l’inizio di aprile 2010:
Dona Amati,  Sandro Amici, Cristina Balzaretti, Giuseppe Barreca, Anna Francesca Basso, Eleonora Bellini, Valentina Bufano, Enzo Campi, Roberto Caravaggi, Carlo Carlotto, Maria Pina Ciancio, Giovanni Confeggi, Luisa Contarin Lo Bue, Roberto R. Corsi, Flaminia Cruciani, Adriano De Luna, Arnold De Vos, Fortuna Della Porta, Nuccia Di Giuseppe, Giuseppe Diodati, Antonella Facchinelli, Fernanda Ferraresso, Luca Foglia Leveque, Fabia Ghenzovich, Alessandro Guidobaldi, Menotti Lerro, Antonio Lillo, Piero Lo Iacono, Andrea Longega, Gabriella Macucci, Teresa Mariniello, Massimo Mirabile, Elina Miticocchio, Maurizio Molinari, Gianni Montieri, Davide Morelli, Katia Olivieri, Alessandra Osti, Giuseppe Flavio Pagano, Lajla Pagini, Rita Pagliara, Sergio Pasquandrea, Angelo Pini, Ivan Pozzoni Sonia Rossi, Raffaella Ruju, Salvatore Sblando, Mariella Tafuto, Nadia Tamanini, Elena Variale, Liliana Zinetti.

http://www.lietocolle.info/catalog/product_info.php/products_id/771

Antologia “Verba Agrestia 2009”

E’ uscita l’antologia con le opere vincitrici e selezionate nell’ambito del Concorso di Poesia VERBA AGRESTIA VII edizione (2009) promosso da Ass.ne Culturale “Le Formiche” di Gallarate e da LietoColle.
La Giuria del Concorso composta da Guido Oldani (Presidente), Silvia Colombo e Salvatore Contessini ha  selezionato i  componimenti che saranno pubblicati nel volume antologico edito da LietoColle (tra i testi scelti anche una mia opera poetica).
Il tema di quest’anno era – Lo sguardo: spazio sull’oltre, immagine dell’altro.

*

Una iniziativa a cura della casa editrice LietoColle

Il bando qui
I selezionati qui

I selezionati al concorso “Il segreto delle fragole 2010”

E’ in corso di stampa, presso la casa editrice LietoColle, il poetico diario “Il segreto delle fragole” – edizione 2010, a cura di Luca Baldoni e Elio Pecora.
Il tema di quest’anno è: “L’Italia e la fatica di amarla“.

I poeti presenti in antologia:
ADERNO’ Sebastiano, AMADEI Filippo, AMBROSINI Angela, ANNICCHIARICO Marco, ASTE Andrea, BALCET Daniele, BALZARETTI Cristina, BATTIATO Valeria, BELLINZONA Claudio, BIANCHI Gabriella, BIDOIA Nico, BONVICINI Oreste, BRUNI Annalisa, CAPALBI Maddalena, CATALANO Pietro, CIANCIO Maria Pina, CLARA’ Paolo, COMIN Wilmer, CORSI Roberto R., CRUCIANI Flamina, D’ALESSANDRO Manuela, DALL’OLIO Anna Maria, DE ANGELIS Luigi, DEVICIENTI Antonio, DI BARTOLOMEO Luca, FIORI Antonio, GUZZI Anna, LANCINI Giovanni, LEONI Stefano, LERRO Menotti, LIGOSSI Agnese, MASTROPIRRO Vincenzo, MONARI Tiziana, MONTIERI Gianni, MORELLI Davide, NARDIN Donatella, NICOLINI Fausto, NICOLINI Fausto, OLIVI Terry, OLIVIERI Katia, PASELLA Francesco, PASSINI, PIVANTI Augusto, RIONI VOLPATO Paola, SALVI Alessandro, SANALITRO Giuseppe, SANCIO Stefano, SBLANDO Salvatore, SCARAZZATI Loretta, SCHIAVONI Vanni, SIRONI Giorgio, SOLDINI Maurizio, SOMIGLIANA Mavi, SONZOGNI Marco, STRACCIA Matteo, TOSCANO Anna, TUCCARI Carmela, URSINI Grazia, VAILATI Alessio, VITALE Stefano.

(iniziativa a cura della casa editrice LietoColle, è possibile acquistare il volume qui)

San Giorgio del Sannio “Dire in poesia: fenomeno sociale”

LietoColle – Autori Campania
“Dire in poesia: fenomeno sociale?
Dibattito – Letture di poesie – Concerto jazz

L’incontro poetico si terrà in Campania il 27 giugno 2009 a Contrada Montebello (a 2 Km da San Giorgio del Sannio – BN) presso l’Azienda Agrituristica Vecchia Torre.

PARTECIPANO

Michelangelo Camelliti (editore) Diana Battaggia, Salvatore Contessini, Rita Pacilio, Associazione Umanitas (Unisannio), Elide Apice (Ass. Culturale ‘Le mele di Adelaide’), Biblioteca Comunale di San Giorgio del Sannio, Francesco Agresti, Maria Pina Ciancio, Fortuna Della Porta, Menotti Lerro, Francesca Moccia, Fausto Nicolini, Lucia Pinto, Rossella Tempesta, Francesco Maria Tipaldi, Ciro Vitiello

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PROGRAMMA

– Ore 18.30 Letture: LE VOCI POETICHE PRESENTI
– Ore 20.00 Chiusura dei lavori
– Ore 20.00 Aperitivo
– Ore 20.30 Cena
– Ore 22.00 RITA PACILIO TRIO in concerto ‘Jazz in versi… e tulipani’ (Luca Aquino tromba/flicorno – Giovanni Francesca chitarra – Rita Pacilio voce e autrice dei testi poetici).

Un articolo su  http://www.campaniapress.com/?p=2354

Un poesia tratta da ‘La ragazza con la valigia’ su Il ponte dell’Irpinia

IL PONTE
Settimanale Cattolico dell’Irpinia
Anno XXXV – n. 20
Sabato, 23 maggio 2009

Mapi

Nella rubrica ‘Lo scaffale Letterario’ (p.14) a cura di Antonieta Gnerre è stata pubblicata una mia poesia tratta da ‘La ragazza con la valigia’ (Ed. LietoColle 2008).

Riferimenti
http://www.ilpontenews.it/

Tra i versi della Ciancio l’emblema degli ultimi e dei deboli

Quale che sia oggi il suo ruolo, della poesia continuiamo ad avvertirne il fascino discreto e tenace e dunque – pur da prosaici e volenterosi discepoli di un facile materialismo – continuiamo ad apprezzarla se non addirittura a cercarla. Pochi sono, tuttavia, coloro che hanno il coraggio di crearla e farne l’interesse centrale della propria esistenza. E’ così invece per Maria Pina Ciancio che ha recentemente pubblicato per i tipi della LietoColle, nella veste preziosa dei Libriccini da collezione, la raccolta di liriche dal titolo La ragazza con la valigia (2008).

L’autrice che ha saputo, nel tempo, rivelarci il dono prezioso delle sue emozioni più intime e profonde senza mai inclinare al gioco verbale fine a se stesso, ancora una volta, appunto con La ragazza con la valigia, è riuscita a catturare il lettore con la musicalità naturale dei suoi versi e a irretirlo in un’ intrigante trama di immagini in cui ognuno può rispecchiarsi o riscoprirsi.

Se a una prima lettura quello che più colpisce è proprio la naturale musicalità dei versi della Ciancio, non si può non essere indotti a esplorare la polisemicità che ogni singola parola custodisce e che solo in parte rivela nella sua dimensione letterale. Di qui il sapiente, ricercato gioco delle analogie finalizzato a svelare il senso più profondo che è dato cogliere in ogni esperienza.

D’altra parte La ragazza con la valigia presenta, rispetto alle precedenti raccolte, significative novità. Qui la poesia tende ad oggettivarsi attraverso ritratti di donne che svelano, nel susseguirsi di brevi scene significative, la loro umanità ferita.

Sin dalla prima lirica della raccolta si chiarisce l’intento dell’autrice che delinea la figura di una viaggiatrice – la ragazza con la valigia, appunto – “che parte e ritorna ogni notte” senza mai separarsi dagli stracci – i pensieri, i bisogni ma anche le mille storie di cui nutre occhi e cuore – a stento trattenuti nella valigia; la donna rivela, nello “sguardo di terra annodato alla luna”, il dissidio interiore tra la sua natura terrena e l’inesauribile aspirazione all’eterno. In versi come questo l’analogia non è un inganno retorico, ma riduce all’essenza una storia universale, come un fotogramma che sottrae alla dissoluzione del divenire una abrupta epifania della verità.

Nel suo viaggio la poetessa riscopre se stessa attraverso l’amarezza che scaturisce da aspirazioni negate, incomprensioni che escludono dal flusso stesso del vivere. Davanti ai suoi occhi si intrecciano i destini spezzati di chi non ha la possibilità di ritornare alla sua casa – “una spranga alla porta / e la luna spaccata con l’ascia” è quello che resta a chi ha osato rompere il patto che stringe un mondo che fonda se stesso su regole morte – o di chi ha scoperto che aprire il flusso dei ricordi obbliga a chiudere in fretta il passato dietro a un “chiavistello sfibrato a doppia mandata”.

Altrove la sensazione di sconfitta deriva da immagini immerse in un tempo indefinito, sospeso in luoghi onirici; poche note di colore, dai contrasti forti e definiti, bastano a creare l’atmosfera densa in cui presente, passato e futuro, fondendosi, smettono di succedersi nel loro naturale svolgimento

maria pina ciancio

maria pina ciancio

e si trasformano in una condizione di stasi che sembra non trova soluzione: “…quando il vento si alzava, / e urlava a più voci / sbattevano le porte di quella stanza rosa / dove tutto era fermo (presente e domani) / e i pensieri un rovescio…”. Il tempo non si svolge e non risolve il dolore neppure quando il “filo delle rondini nere di ritorno” si staglia contro i “panni biancoazzurri” stesi ad asciugare nel vento che scarmiglia i pensieri. Il passato si sovrappone al presente fino ad annullarlo: “chissà perché in quella casa / dai tetti rossi / il tempo del presente / era sempre altrove”.

I tempi sospesi si incontrano sulla stessa imbottita rossa dove un’ombra delicata del passato – zia Marietta – caratterizzata da un gesto: “lievitava la pizzicata del pane nero” – sembra, per un attimo, fermare il dolore con la sua pacata presenza. Spesso è infatti proprio il passato, che si affaccia con immagini che hanno il sapore di miti antichi o di figure ancestrali, a offrire un fuggevole appiglio alle esistenze amare delle donne evocate nei versi. Esistenze che – sia chiaro – non esauriscono il loro significato nell’appartenenza all’universo femminile: sono piuttosto l’emblema degli ultimi, dei deboli schiacciati da convenzioni e patimenti.

E’ appena il caso di sottolineare, infatti, che l’impressione che si ha scorrendo questi versi è di attraversare le vicende, senza tempo e senza confini di cultura o di sesso, di quanti vivono il dissidio tra desideri e frustrazioni e che chiedono alla vita di fermarsi ad attenderli, anche solo per un attimo. Al fondo di tutto resta una caparbia volontà di riscatto, un’aspirazione all’eterno sistematicamente negata che si trasforma nella chiusa sofferenza di chi smette di aderire alla vita o di chi si dispone a una lunga attesa che sembra valere per se stessa.

In una lirica, Nina, la protagonista, dopo una vita solitaria priva di affetti, viene scoperta “…col cappotto/ che spiava il mondo dalla serratura/ della porta”. Immagine dolente, certo, ma anche testimonianza di una forza interiore che non si rassegna alla solitudine e continua a spiare la vita che scorre nella speranza di poter afferrare l’attimo che le permetterà di entrare in quel flusso che potrebbe alla fine consentirle di scoprire nelle cose almeno un’ombra di senso. Le esperienze di dolore non si traducono, dunque, nel rifiuto della vita; sono piuttosto un valore aggiunto, un supplemento di significato. Lo ha scoperto la viandante che dà il titolo alla raccolta che, giunta alla sua ultima tappa, “scese dall’autobus/ … e sorrise / con le mani lievitate di terra e luna/ sorrise”.

Napoli, novembre 2008

Maria Antonietta Dattoli

Qualche foto della Fiera di Roma

Qualche foto scattata alla fiera del libro di Roma “Più Libri più Liberi 2008” presso lo stand della LietoColle.

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da sinistra, Margherita Rimi e Maria Pina Ciancio

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da sinistra, Vito Riviello e Maria Pina Ciancio

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da sinistra- Margherita Rimi, Salvatore Contessini, M.P. Ciancio

Antologica

Cinque miei testi poetici sono contenuti nell’antologia curata da Guido Oldani Orchestrali
AA.VV. ORCHESTRALI, Poeti all’opera, Collana Aretusa, LietoColle 2010

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Un mio testo poetico selezionato dalla giuria del premio Mary B. Tolusso, Anna Toscano e Gianpaolo G. Mastropasqua
TAGGO E RITRAGGO, LietoColle 2010

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Un mio testo poetico selezionato per l’antologia LietoColle
IL SEGRETO DELLE FRAGOLE – edizione 2010, a cura di Luca Baldoni e Elio Pecora

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Il testo poetico “Sono un viaggiatore” è stato selezionato dalla giuria del Premio Pragmata e pubblicato nell’antologia a cura di Monica Palozzi
AA.VV. IL VIAGGIO – POESIE, Pragmata 2010

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Un mio testo poetcico selezionato dalla giuria Guido Oldani (Presidente), Silvia Colombo e Salvatore Contessini
Antologia “VERBA AGRESTIA” 2010

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Cinque testi poetici sono stati pubblicati nell’antologia Retroguardie
RETRGUARDIE, Antologia  poetica a cura di I. Pozzoni, Collana Ardeur, Limina Mentis Editore, 2009
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Un mio testo poetico è stato inserito nell’antologia Paesaggi
AA.VV. PAESAGGI (a cura di Bonifacio Vincenzi ), Collana Pluralia, Aljon Editrice 2010

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La poesia “Ci impuntiamo talvolta” è stata inserita nel poetico diario 2009 della lietocolle.
IL SEGRETO DELLE FRAGOLE, a cura di Lino Angiuli e Ivan Fedeli, Lietocolle 2009
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La poesia “Stese panni biancoazzurri” figura nella placchette d’arte “La visione della rosa.
LA VISIONE DELLA ROSA. Petali (di)versi dell’universo femminile, a cura di Emanuela Capparelli, Francavilla Marittima 2008
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Cinque testi poetici inediti sono stati pubblicati nell’antologia “Pagine 2008″ (collana diretta da Elio Pecora)
ALCHIMIE POETICHE, tra memoria e sogno, Pagine 2008
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Il testo “Un adagio e tu ti fermi” è stato selezionato e pubblicato nell’Antologia LAB- dalla Giulio Perrone Editore.
A.A.V.V AMORE – I grandi temi della poesia (Con una poesia di Gabriella Sica), Collana Luludia, Giulio Perrone Editore, 2008
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Il testo “La pentola” è stato selezionato al Concorso Ridendo con la poesia bandito dall’Associazione Culturale Pragmata di Roma e inerito in Antologia.
RIDENDO CON LA POESIA, L’uomorismo nella poesia contemporanea, Pragmata 2008
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Il testo “Intemittenze colorate oltre” è stato selezionato e pubblicato nell’antologia curata dalla Giulio Perrone Editore
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Il testo “Partenze” è risultato finalista alla Terza Edizione del Concorso Letterario “Io scrivo” e pubblicato nell’antologia del premio.
AA. VV. IO SCRIVO, Collana l’antologica, Giulio Perrone Editore, dicembre 2007