Itinerari, Lungo il Sinni

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Vecchi libri…
Maria Pina Ciancio, Itinerari, CARM (Centro Arte e Ricerche Meridionali), Cosenza 2002

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“La ballata di M”, un poemetto tratto da La ragazza con la valigia (Lietocolle 2008)

La ballata di M.

“E sei? Dissi io /e sparì/ e io voltai
e non era già/ dietro a me
(Ezra Pound)

1.

Veniva alla fontana della posta vecchia ogni sera
una brocca d’acqua mezzavuota
e pane raffermo nelle tasche larghe del zinale*

Sembrava una madre

le mani forate da parole urlate controvento
a malapena ricordate

Mia nonna dice che stanotte
pianterà una pietra nella terra delle stoppie dietro casa
e a passi larghi imboccherà il sentiero a destra
per seppellire in mezzo al bosco le sue due bambole di pezza

2.

La cercarono in venti sotto la pioggia
venti voci di luna spezzata
Mia nonna la ricorda come una nottata
che non voleva più finire.
Avrebbe voluto fare la guerra lei
la guerra che salva
quella che scioglie la rabbia in pianto
che spara venti colpi alla luna
e restituisce alla vita i passi contrapposti del privato.

3.

Masticò bacche e radici per due anni nel bosco.
Un giorno il crudele prese voce
salì dal basso e staccò dal corpo lavico
e marcio
dalle giunture biancastre delle ginocchia
fino all’occhio scavato e breve
riparo menzognero della vita
che non muore.

4.

Ritornò a piedi, scalza, di notte
negli occhi un lampo febbrile di civetta
Mia nonna dice che qualcuno la vide nascondersi
al riparo della luce sotto il noce
e asciugarsi il viso con le mani prima di annegare
quell’ultima carezza
Piansero forte i cani quella notte
tra il ponte e la soglia dell’argine maestro
dove da trent’anni una donna e le sue due bambole di pezza
danzano leggere tra i salici del fosso
—————
(* il zinale è un ampio grembiule femminile)

Stesura 2004 – in Maria Pina Ciancio “La ragazza con la valigia” LietoColle 2008

La poesia ha vinto il I° Premio “Città di Roccagloriosa 2017” per la poesia e il Premio della Critica al Concorso “Graziella Mirisola 2015” (Cosenza).

Assolo per mia madre. Una corrispondenza d’amorosi sensi

(Una recensione di Teresa Armenti) assolo per mia madre, maria pina ciancio

Alla poesia di Maria Pina Ciancio bisogna avvicinarsi in punta di piedi, accarezzare delicatamente la copertina, accostare l’orecchio agli spazi vuoti delle pagine e porsi in ascolto. Allora, cullati da un melanconico sottofondo musicale, ci si trova immersi nel paesaggio lucano, tra il profumo dell’erba spettinata dal vento nell’aria concava di luce e i campi di grano. Dalla “terra di luce ed ombra, infeconda e fertile” la parola prende forma tra singulti, sospiri e briciole di vita.
Si staglia, netta, la figura della madre, con la sua gonna larga, lo sguardo increspato, i capelli raccolti in un velo di lacca e la fronte aperta al sole, mentre aiuta la figlia, mano nella mano, a guadare il fiume e a percorrere sentieri irti. E alla madre, salita al cielo il 4 gennaio 2012 all’età di 72 anni, è dedicata l’intera raccolta di versi misti a prosa, fatta di sguardi fugaci, di silenzi, di sorrisi, di soste e di riprese. Il ritmo cambia tono quando i ricordi dell’infanzia cedono il passo alla grammatica dolorosa della sofferenza. Subentra la paura, il disorientamento, la lotta contro il male, che sembra debellato, ma dopo anni si ripresenta, esplodendo in tutta la sua crudezza, senza via di scampo. Ai luminosi orizzonti si contrappone un buio fermo tra le bianche pareti di impotenza, mentre il tempo non passa mai. I versi diventano preghiera, invocazione, attesa. E si spera fino all’ultimo.
Il pianto dell’anima irrora le pagine e contagia anche il lettore, ma viene subito asciugato dallo spettacolo dei gerani fioriti in giardino senza preavviso. La “corrispondenza d’amorosi sensi” del Foscolo si avverte in modo tangibile. La presenza invisibile della madre accompagna la figlia di giorno, di notte e quando attraversa la valle del Sinni, che “brucia spalancata a mani aperte” dentro “una ferita di ghiaccio”.
Il florilegio della Ciancio, pubblicato nel mese di settembre 2014, in 199 esemplari di carta pregiata numerati a mano, dall’Arca Fenice di Salerno, con grafiche di Giuseppe Pedota, suscita profonde ed intense emozioni, sviluppando una forte empatia; è “evocativo e vocativo”, come ha sottolineato Lucio Zinna nella prefazione; da assolo si trasforma in dialogo, che cerca un amoroso contatto con l’assenza, come ha evidenziato Mario Fresa nella sua testimonianza critica.
È la nenia che la figlia sussurra con tenerezza alla madre, mentre varca la soglia.

Teresa Armenti

Fonte: La Siritide

Assolo per mia madre. Una raccolta intima, dialogante e sconfinata

(Una recensione di Vincenzo D’Alessio)

Accarezzare le pagine dell’ultima raccolta di poesie “ Assolo per mia madre ” della poetessa lucana Maria Pina Ciancio mette il lettore in comunione con la sonorità della grafia impressa sulla copertina e sulla quarta di copertina del volume: la calligrafia è l’emersione del carattere, degli anni trascorsi, la bellezza e il dolore dell’anima che attinge nell’infanzia. Il mio il nostro è l’entrare con discrezione tra le pagine di un diario familiare , di un dialogo silenzioso tra donne, natura, paesaggi fisici e mentali con la poetica e l’ispirazione dell’Autrice.
Nei versi il fonema ricorrente è “silenzi / silenzio” proprio della comunione tra il pensare e la mano che esegue. Lo spazio energetico che collega l’esecuzione è fatto di silenzio. Soltanto dopo, la voce / le voci, riprendono quei segni di un alfabeto che formano le parole e le rendono sonore.
L’alfabeto musicale si serve delle figure scritte sul pentagramma che misurano la quantità e la qualità del tempo della composizione che gli strumenti, per prima la voce umana, trasformano in suoni. Continua a leggere

Assolo per mia madre. L’amore incondizionato e l’irripetibilità degli affetti

(Una recensione di Teresa Anna Biccai al mio ultimo libro)

Se dovessi spiegare a un fanciullo la bellezza e l’impegno dell’amore incondizionato, la raccolta “Assolo per mia madre” dell’autrice Maria Pina Ciancio (Edizioni L’Arca Felice, 2014), coinciderebbe pienamente con l’importante necessità di dovermi appellare alla poesia in ogni sua forma.
“In mezzo al grano l’alba nasceva/ sui passi silenziosi di mia madre” (pag. 9).
La sua è una poesia completa che nutre l’anima. Un canto profondo che si concede senza insicurezze e che non lascia spazio a ostentazioni. Conforto e arricchimento, ed esempio di rara sensibilità epocale.
“Tutta la valle stanotte/ è dentro una ferita di ghiaccio/ che brucia spalancata/ a mani aperte” (pag.25)
Una poesia che avvalora senza consuetudini la purezza del quotidiano, rendendolo esigenza universale e fondamento di quella memoria interiore, che ci rende tutti figli senza tempo.
“Avvicina una mano e lo sguardo e cercami ancora bambina/ solo un istante solo una volta/ per l’ultima volta” (pag.36); “Vorrei abbracciarti adesso, invece corro/fortefortissimo tra lenzuola d’aria/ e grumi di pensieri ancora acerbi” (pag. 40). Continua a leggere

La motivazione del Premio Internazionale della Migrazione ‘ Attraverso l’Italia 2014 ‘

«Il senso di spaesamento e di precarietà che deriva dall’opera di Maria Pina Ciancio dà vita a una poesia che reclama la sua sofferta appartenenza alla terra d’origine, la Basilicata. Perché sofferta? Perché tale senso di appartenenza deve fare i conti con l’esperienza della nuova realtà nella quale l’autrice vive. Questa realtà individuale reagisce (e ciò si percepisce continuamente nei versi della Ciancio) con uno spirito collettivo ad essa complementare. La reazione che ne deriva rivela un’estetica legata a doppia mandata con la ricerca quotidiana e paziente operata consapevolmente in seno al mondo circostante. Da tutto ciò la poetessa intende desumere un’idea residuale (che costituisce il nucleo vero e proprio dei suoi versi) che sia trasmissibile attraverso gli affetti, i valori riconosciuti della comunità cui appartiene e la sua stessa esperienza. È a questo insieme di fattori che la Ciancio accosta la figura e l’idea di poesia di Rocco Scotellaro in modo che risulti ancor più evidente la correlazione tra il suo piano identitario e la strenua volontà di resistere ad esso».

Motivazione per “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro”, Maria Pina Ciancio (Fara Editore 2009), libro vincitore del I° premio per la sezione opere edite (II Edizione, 2014)

Il comunicato stampa della serata: COMUNICATO STAMPA

“Storie minime” vince il Concorso Internazionale di Poesia della Migrazione “Attraverso l’Italia 2014“

storie minime

La giuria del Concorso Internazionale di Poesia della Migrazione denominato “Attraverso l’Italia” ha assegnato il Primo Premio per la sezione Opere edite alle “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro”  (Rimini, Fara, 2009).

Il comunicato stampa con i risultati del concorso qui: comunicato stampa definitivo

Riflessioni sulle “Storie minime” di G. Pugliese

13 settembre 2008

Carissima Maria Pina,

con piacere ho letto il tuo libro e con maggiore gratitudine  ti scrivo per qualche riflessione schietta, sincera e sentita sulle tue Storie minime. Ti partecipo subito la mia approvazione per la poesia a Rocco Scoltellaro, il quale tanto si è battuto per la nostra “Terra” e grande è il mio apprezzamento per la sua opera essendo io un Agronomo e quindi ho il motivo e il mordente di seguire un po’ le vicissitudini che l’agricoltura è costretta a subire.

A parte questo mio breve commento su Scotellaro, ti vorrei subito partecipare il mio forte apprezzamento per le tue Storie “MASSIME” in quanto denunciano con responsabilità tutto quello che purtroppo nella nostra regione non va.

Penso che questo lo dobbiamo fare un po’ tutti per ritrovare l’ “alba”  che aspettiamo da tempo. Io ti ho conosciuto di persona. E la forte sensibilità che hai dimostrato nel tuo lavoro, l’ho ritrovata passo passo nel tuo libro, dove con schiettezza e in alcuni casi con versi duri e sensibili hai denunciato le cose così come stanno, senza se e senza ma.

Un altro insegnamento importante che secondo me hai dato a noi lettori è che non bisogna arrendersi, ma bisogna lottare e andare avanti, così come d’altronde ci ha insegnato la letteratura di Rocco Scoltellaro.

Leggendo il tuo libro, veramente ho fatto una riflessione sul tessuto economico e sociale della nostra regione. E quello che più mi viene spontaneo dirti è che in questa regione ci sentiamo un po’ tutti arrivati forse senza essere mai partiti.

In questa regione abbiamo bisogno ancora di crescere molto. Ma soprattutto dal punto di vista culturale. Perché nella battaglia di Rocco Scotellaro c’era anche un riscatto di ordine sociale ed economico, ma il tutto doveva avvenire in un contesto di cambiamento culturale.

Solo così ci potrà essere per la Basilicata un viaggio di ritorno e non di sola “andata”.

(…)

Con sincera amicizia e stima

Giuseppe Pugliese

La Madonna del Pollino, Festa e devozione popolare di Maria Pina Ciancio

Un saggio storico-religioso sul culto mariano tra Calabria e Basilicata

la madonna del pollino, maria pina ciancio, copertina“(…) Per qualche giorno il silenzio ancestrale della montagna era rotto dalle voci echeggianti dei pellegrini in processione. Inusuale dalle nostre parti, dove la storia e il tempo sembrano avere un corso più quieto e più lento che altrove (…)”. Questo periodo introduce in modo esauriente l’atmosfera che si avverte in tante località del Parco del Pollino nei momenti cruciali dei giorni di festa che, ancora oggi, come ieri, in molti casi, riescono d’incanto a rompere la monotonia della piatta ed immutabile quotidianità. Sono parole, quelle citate all’inizio, di Maria Pina Ciancio, autrice di San Severino Lucano, che ha da poco pubblicato il saggio breve dal titolo “La Madonna del Pollino – Festa e devozione popolare”. Un agile libretto di ottanta pagine in formato tascabile, edito dalla Casa Editrice “Il Coscile” di Castrovillari, in vendita ad un prezzo modico, che descrive, con dovizia di informazioni e note storiche, le fasi più importanti di una delle ricorrenze di culto più amate dalle genti del massiccio del Pollino, quella legata alla devozione per la Madonna del Pollino cui si associa un luogo di culto altrettanto venerato, il Santuario mariano che si erge ad oltre 1500 metri di altezza, nel comune di San Severino Lucano, ad una manciata di chilometri dall’alta Calabria. Il volume (che al suo interno si arricchisce anche di una galleria di immagini fotografiche curata dalla guida ufficiale del Parco del Pollino Giuseppe Cosenza), traccia in modo sintetico, ma esaustivo, quelli che sono gli aspetti di maggior valenza di questa ricorrenza. L’autrice, infatti, con un linguaggio chiaro ed essenziale, descrive i particolari della festa religiosa, la storia sacra legata al culto mariano, i riti ancestrali d’affetto e di preghiera, i momenti del pellegrinaggio visto come occasione di aggregazione e di richiamo per tanti fedeli. Il riferimento all’ambiente naturale del massiccio che fa da cornice alla festa e la fede genuina di un popolo devoto, sono gli ulteriori elementi che fanno da corona al volume, impreziosito anche da tavole grafiche del tempio. Leggendo il saggio, si avverte il coinvolgimento e la passione che muovono, a tratti, la penna dell’autrice nel raccontare i ritmi e le situazioni della festa. Sono sensazioni, quelle che ispirano il suo narrare, che ella stessa, sin da piccola, ha vissuto direttamente e che, dunque, la trascinano ancor di più in questo suo viaggio descrittivo di una ricorrenza che, come la maggior parte delle feste tradizionali lucane, si concentra nel corso dei mesi primaverili ed estivi. La festa della Madonna del Pollino inizia all’alba della prima domenica del mese di giugno, quando la statua della Vergine viene portata a spalle dai fedeli dalla Chiesa Madre di San Severino Lucano (dove rimane tutto l’inverno) fino al Santuario. Ma è tra il venerdì, il sabato e la domenica della prima settimana di luglio che, intorno al Santuario, si celebra la festa vera e propria. In tale occasione, infatti, migliaia di fedeli provenienti dalla Basilicata e dall’alta Calabria, salgono in quota. Per tre giorni il tempio resta aperto ininterrottamente. I fedeli fanno la loro visita alla Madonna (una statua, realizzata in legno intagliato e poi dipinto, di autore ignoto il cui stile sembra richiamare origini bizantine), e davanti allo spiazzo del tempio, bivaccano animando le giornate di festa, in particolar modo con canti e balli popolari. Le manifestazioni di fede e di devozione per la Vergine sono davvero sentite ed anche se, come afferma l’autrice del saggio, “molti aspetti di questa festa popolare sono andati col tempo perduti o dimenticati, è forte la volontà di recuperare a tutti i livelli quel patrimonio ancestrale che diventa sempre attuale a contatto con il sacro”. Per tutta l’estate la cappella resta aperta ai pellegrini. A settembre, la statua fa ritorno in paese. Un rito si conclude per ricominciare l’anno successivo in tutto il suo incanto in grado di coinvolgere, nuovamente, migliaia di fedeli.

Silvestro Maradei

(articolo tratto da L’Eco di Basilicata, “Pubblicato il saggio di Maria Pina Ciancio sulla Madonna del Pollino”, in Cultura p. 23, 14 agosto 2004 )

testo in pdf:  L’Eco di Basilicata – madonna pollino -ciancio)