Reading di poesia a Policoro (foto)

Reading di poesia a Policoro (estate 2013) con Fernanda Cataldo, Maria Antonella D’Agostino, Giorgio Linguaglossa, Abele Longo,  Luciano Nota, Pasquale Vitagliano.

maria pina ciancio  luciano nota pasquale vitagliano

 

abele longo Untitled Untitled

giorgio linguaglossa maria pina ciancio maria pina ciancio

(Cliccare sull’immagine per ingrandire)

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Il 12 agosto a Policoro rassegna d’arte e poesia “Sopra la terra il mare”

da Il Metapontino.it  (domenica 4 agosto 2013)

POLICORO – Lì dove il mare sfiora cose e persone, il Circolo Nautico Aquarius, in località Torre Mozza a Policoro, il 12 agosto alle 18.30 ospiterà la rassegna d’arte e poesia “Sopra la terra il mare”. Le opere fotografiche dell’artista lucano Donato Fusco faranno da cornice ai ritmi delle parole di autori lucani e limitrofi tra i più rappresentativi della poesia contemporanea. Un pomeriggio in versi, un reading sostanzioso con letture di: Maria Pina Ciancio, Pasquale Vitagliano, Maria Antonella D’Agostino, Abele Longo, Giorgio Linguaglossa, Luciano Nota, modera Maria Grazia Trivigno.

Il tema della rassegna è il mare. Scrisse il grande poeta cileno Pablo Neruda: “Ho bisogno del mare perché m’insegna / non so se imparo musica o coscienza: / non so se è onda sola o essere profondo / o solo roca voce o abbacinante / supposizione di pesci e di navigli. / Il fatto è che anche quando sono / addormentato / circolo in qualche modo magnetico / nell’università delle acque”.

Un appuntamento da non perdere se è vero che la poesia e l’arte hanno ancora il potere di emozionare. Continua a leggere

Reading poetico lucano

Reading poetico lucano

Lunedì 12 agosto 2013 a Policoro presso il circolo nautico Aquarius alle ore 18,30 si terrà la rassegna d’arte e poesia “Sopra la terra il mare”. In programma reading di poesie con Maria Pina Ciancio, Pasquale Vitagliano, Maria Antonella D’Agostino, Abete Longo, … Continua a leggere

Una mia intervista su Neobar-Poetry Lab a cura di Abele Longo

NEOBAR – Blog di arte e letteratura
dell’Associazione Culturale
Accademia di Terra d’Otranto (Lecce)

rubrica a cura di Abele Longo

Da dove viene la tua poesia.
Da tante cose. Non sempre i motivi che ci inducono a scrivere sono esaurientemente elencabili e chiaramente consapevoli. Potrei dire, per tentare di rispondere in qualche modo alla domanda, che  il filo conduttore della mia scrittura nasce innanzitutto dall’incontro con la Lucania, cioè con quella “terra” del sud affascinante e magica e al tempo stessa terribile e arcaica, dove dalla Svizzera sono ritornata bambina all’età di circa sette anni.

Per chi scrivi, come immagini il tuo lettore?
Non scrivo mai per un fine. Per me la scrittura è un modo di stare al mondo, un fatto mio (privato) innanzitutto; tutto ciò che ne consegue (condivisione, riconoscimento, identificazione) è un valore aggiunto, di cui ringraziare ed essere riconoscenti.

Come vivi, con te stessa e con gli altri, il tuo essere poeta?
Oggi con (conquistata) serenità, da giovane con la lacerante consapevolezza interiore della marginalità e dell’esclusione.

Come hai iniziato?
Ho iniziato alle soglie dell’adolescenza. Ricordo tra le prime composizioni una poesia giovanile sulla luna, dalla chiusa fortemente pessimistica. Fu il mio professore di filosofia a leggerla, ad apprezzarla, a consigliarmi la riflessione e il superamento dolente ed esistenziale che ne caratterizzava gli ultimi versi.

Come ti veniva insegnata a scuola la poesia, che ricordi hai?
Non ho ricordi particolarmente nitidi legati alla scuola. La passione per la poesia è nata in territori altri; un’esperienza personale e intima, completamente anarchica direi.

A chi fai leggere per primo i tuoi versi.
Quasi mai a nessuno.

Usi la penna o il computer?
Scrivo rigorosamente a mano: biro nera e comunissimi fogli bianchi. Ho bisogno di intimità quando scrivo e al computer disperdo l’ispirazione.

Quando viene di getto o è frutto di lunghe elaborazioni.
Non credo nell’estemporaneità della parola. La poesia è sempre frutto di un fermento e di una lunga riflessione interiore, seppure appaia di getto.

A parte le tue, quante poesie di altri pensi di ricordare a memoria?
Pochissime, ma sicuramente più quelle degli altri che le mie. Mi sono rimaste particolarmente dentro alcune terzine dall’Inferno di Dante.

Un consiglio prezioso da passare agli altri.
L’onestà della parola, nient’altro. Per il resto credo nel dialogo costruttivo e nella condivisione.

Un poeta su tutti.
Non saprei. Da giovanissima avrei detto Withman e Lee Masters. Ho amato la poesia americana con la stessa ardente passione di Pavese e Campana. Poi, pian piano sono arrivati gli altri, la poesia europea ed italiana e infine i poeti del Sud. Non si può vivere qui, senza aver fatto i conti, prima o poi, con quelli che sono stati i nostri padri “spirituali” della terra.

(San Severino Lucano, 19 ottobre 2010)

Riferimento all’intervista:
http://neobar.wordpress.com/2010/11/19/poetry-lab-maria-pina-ciancio/