Su ‘Tre fili d’attesa’

Come non essere di parte dinanzi a una strada che spianandosi con grazia conduce teneramente alla meta. Ogni volta che una lettura intrattiene, in fondo aspiriamo a questo, sebbene nel mentre ci lasciamo cullare osservando con dovizia il suo paesaggio, che sia limpido o nebbioso, è questo che cerchiamo. Una meta compiuta, illuminante, dove grati e sfamati riposare con la certezza di una risposta nuova. Oltre l’ultimo verso di ‘Tre fili d’attesa‘ di Maria Pina Ciancio, ho trovato esattamente questo. L’esposizione poetica volta a una terra mai sepolta, pulsante come coscienza in sé, circondata da volti reali, tangibilmente compresi e amati e da luci sorelle molto care al mio sguardo. Nessuna ovvietà, nessuna imboscata nella sua poesia che fa del quotidiano quadri incisi sulla pelle. Solo devoto e umano splendore.
da Pillole (di)versi (pillolediversi.blogspot.com)

Marina Minet, 20 settembre 2022


Le tue parole sono argilla e terra/ nei vicoli di un paese silenzioso/ sono memoria e ricordo/ radicate come alberi alla terra/ le tue parole sono lievito e farina per il pane/ odore di mandorle sapore di ncoi/ voci e perle affacciate alla finestra dell’anima.

Mariano Lizzadro, 1 ottobre 2022

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