R. Piazza su “La ragazza con la valigia”

Su Vico Acitiello – Poetry Wave negli aggiornamenti dell’8 gennaio 2010, una recensione di Raffaele Piazza alla silloge “La ragazza con la valigia”.

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E’ la stessa Maria Pina Ciancio, in uno scritto introduttivo di carattere programmatico, intitolato “Nota dell’autrice”, a fornirci i motivi ispiratori, del libro che prendiamo in considerazione in questa sede. Così scrive l’autrice:-“ E’ la primavera del 2007 e do sistemazione ai bozzetti de “La ragazza con la valigia”, nella consapevolezza che queste pagine possiedono l’autorità che deriva loro dall’essere “radicate” nella mia storia personale. Vissuta, Esplorata, Ascoltata, Evocata Immaginata, Rivelata…”. Una dichiarazione, dunque, quasi di autobiografismo tout-court, in un contesto poetico italiano, quello di questo inizio di millennio, in cui tali scritti sono veramente molto rari, così come è insolita la chiarezza dei testi che Maria Pina Ciancio ci propone, nonostante abbiano tutti una forte densità metaforica e semantica, a cominciare dal testo eponimo, che apre la raccolta, scritto nel 2004:-“Parte e ritorna ogni notte/ la valigia rosso azzurra/ rigonfia di stracci/ e lo sguardo di terra/ annodato alla luna/”; si tratta di un componimento dalla vena epigrammatica, nella sua brevità, compatto e risolto felicemente in appena cinque versi. Notiamo una certa vena surreale, in questo testo, formalmente ben strutturato e, inoltre, riscontriamo una tensione verso il surreale. Nel titolo “La ragazza con la valigia”, viene nominata, una ragazza che non viene più detta nel testo. Si parla di una valigia che parte e ritorna ogni notte, rigonfia di stracci e di colore rossoazzurro, valigia che facilmente, può essere intuita, letta, come simbolo del viaggio stesso compiuto dalla ragazza, viaggio del quale ogni riferimento resta taciuto,; nel clima complessivo di sospensione della composizione; si evince anche, fortemente, una dimensione che è, in se stessa, uno dei leit-motiv di questo libro, quello del dualismo, della dicotomia tra terra e luna, tra materiale e sopranaturale. Si tratta di una poesia rarefatta e originale, cifra comune a tutte le composizioni del libro, poesie di solito brevi e scabre, ma, talvolta anche più lunghe e articolate architettonicamente. Quasi tutte le composizioni di “La ragazza con la valigia” sono provviste di titolo e il testo è scandito in tre sezioni intitolate: “Lo sguardo di terra annodato alla luna”, “ Il filo delle rondini nere di ritorno” e “Il premio della luce”. Il tema del viaggio è centrale in questa raccolta, come pure, si avverte, spesso, una vena di quotidianità, nei versi che l’autrice presenta al lettore e c’è da notare che Maria Pina Ciancio riesca a costruire segmenti leggeri e icastici, costruendo immagini che emergono l’una dall’altra, rendendo così piacevole e accattivante la fruizione di “La ragazza con la valigia”: i per ogni lettore: -“/Si era formata, una pausa sulle cose/ alle parole di pietra, alle carezze trattenute/ per lasciargli al bar dell’angolo/ un libro di Bukowski/ e una clessidra polverosa/ capovolta da vent’anni sulla porta/”. Non può considerarsi questa una poesia lirica e la voce poetante, più che effondere se stessa, più che riflettersi su se stessa, è sempre tesa verso una descrizione che non è mai, rappresentazione tout-court, ma, al contrario, tessuto composito e sfumato, ricco di significati profondi. Nella composizione suddetta, in particolare, fin dall’inizio, si avverte un senso di sospensione e di spaesamento, accresciuta, anche, dall’assenza di titolo. Incontriamo, in questo componimento, una figura misteriosa, una donna, che si era fermata alle parole di pietra, alle carezze trattenute: da notare la presenza del termine parole, all’interno della poesia stessa, che crea un senso di intensità molto forte, di ridondanza, perché, ovviamente, le poesie stesse sono fatte di parole. La misteriosa figura femminile, lascia un libro di Bukowski ad una figura maschile, di cui tutto resta presunto, non detto.

Bisogna sottolineare che, altro fatto saliente che caratterizza la raccolta di Maria Pina Ciancio, è quello della presenza al suo interno, di voci, che giungono da spazi dimenticati o inesplorati, da “angeli” ignorati, profili che vivono una vita nascosta, ai margini, dietro porte chiuse e che l’incomprensione e l’isolamento, ma anche la disperazione, hanno trasformato in maschere mute, come afferma l’autrice nella nota introduttiva Una di queste figure è Adalgisa, che incontriamo nella composizione intitolata Il treno di Adalgisa, che fa parte della prima scansione del libro:-“/Il viaggio di Adalgisa/ è lungo senza pause/ e senza soste.// Si toglie le scarpe da postina// chiede un posto al finestrino/ la pasta con il pesto/ il mosto e tutto il resto// e un treno scontato/ che arrivi presto//”. Si nota in questa poesia una venata ironia nel descrivere una situazione, che affonda le sue radici nel quotidiano, né mancano passaggi in cui si nota uno stile che riecheggia la dizione della poetessa Lamarque, per i giochi di parole e il non senso. Nella sezione intitolata Il filo delle rondini nere del ritorno si riscontra una vena naturalistica che non era presente nellla prima parte della raccolta: quella nominata dalla Ciancio è una natura rarefatta, per niente idilliaca e, indubbiamente, interiorizzata, attraverso la parola poetica:-“//…ma il silenzio di Marta/ è un sentiero di bosco, un grido di terra..//” Il silenzio può diventare sentiero di bosco o grido di terra, in modo che, in un altro contesto, si evidenzia la commistione tra astrazione e concretezza, leggerezza e pesantezza.. Da notare, come si accennava, che oltre a composizioni quasi epigrammatiche e concentrate, come quelle suddette, incontriamo, nel testo, poesie più estese, caratterizzate da versi lunghi dalla buona tenuta. Tra poesie di questo tipo spicca La ballata di M., che è un poemetto vero e proprio in cui traspare un’ambientazione in un luogo riarso e pietroso, che potrebbe essere, visto il posto dove vive l’autrice, uno scenario lucano. Nella terza scansione Il premio della luce ritroviamo una forte presenza di scene quotidiane e una certa ironia e arguzia nel descriverle:-“/Carla era sempre stata/ una brava moglie/ casa-lavoro casa -lavoro/ routine, parenti, litigi,/ ma un giorno di marzo/ il vento le prese il grembiule/ e lei lo rincorse felice/ e senza rimorso//”: poesia apparentemente elementare ma che, invece, nasconde significati profondi e il grembiule preso dal vento,, detto nella poesia, può essere letto come simbolo di una fuga, di una trasgressione nell’ambito del contesto matrimoniale. Maria Pina Ciancio definisce le sue poesie bozzetti; la poetessa in questa raccolta, pur mantenendosi sempre nell’ambito di un’espressione chiara e leggibile senza difficoltà, riesce a raggiungere, più di una volta, esiti alti, in un discorso che tende, sempre, a divenire un esercizio di conoscenza.

Raffaele Piazza

Il riferimento al PDF qui:
http://www.vicoacitillo.it/recen/archivio/310.pdf

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