Lettera sulla poesia di G. Cannizzaro

Ricevo e pubblico volentieri una belle lettera sulla poesia del prof. Giuseppe Cannizzaro. (Grazie)
.
Gentile Professoressa,
[…] volevo solo dirle che mi sono imbattuto, per caso, in una Sua breve poesia e ne sono rimasto stupito e incantato: è fatta soltanto di verbi e sostantivi. Non c’è nemmeno un aggettivo; nemmeno uno!
È tessuta, dunque, di azioni e di cose: senza artifizi che la rendano immeritatamente gradevole o che si sforzino di darle un involucro che provi ad abbellirla.
Non ha colori, se non quelli che la fantasia di chi la legge vuol darle, ma ha le vibrazioni che le trine sonore di vocali e consonanti creano.
Ha le dilatazioni o l’acuirsi di senso che gli apici fonematici suggeriscono e che si chiariscono leggendo e rileggendo i versi: tersi, evidenti e, nel contempo, arcani.
Essi fanno riflettere sulla “tavolozza” delle parole e sulla storia da cui vengono: perché quelle e non altre; perché quel ritmo; perché quella pausa; perché quell’impasto di suoni; e perché congiunto a quel significato?
E perché quel titolo? E di quale orizzonte di senso può essere vettore un’enfasi fonematica?
Dopo l’incontro con i versi, dopo la percezione della loro bellezza e del loro nitore, resta, quando essi sono ormai nel cuore e nella memoria, un pulviscolo dorato di musica e immagini, che si spegne nel silenzio.
Grazie.
Giuseppe Cannizzaro*
*Preside del Liceo Classico “Leonardo da Vinci” e del Liceo Scientifico “A. Einstein” di Molfetta (BA)

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