Lettera (riflessioni) sulle “Storie minime” dell’amico e poeta G. Di Lena

«Noi, cara Maria Pina, viviamo in una regione dove (con il bene placido di chi sentenzia e giudica ogni cosa con proverbiale disinvoltura  tutto è consentito. Viviamo in una terra che slitta continuamente facendoci sentire sempre prossimi al guado, “provvisori” o precari, come si è soliti dire oggi, e perciò seguiamo (non viviamo) la politica con accanito disinteresse; detto in altre parole tiriamo a campare e ad assistere alle partenze e a qualche rinvio con rassegnazione mortale, sorprendendoci, poi, delle “cicatrici lunghe e oscure da curare” quando “ad ogni conta manca sempre un legno e un nome”. Quelli, come noi, che avvertono il senso della responsabilità e lo manifestano tentando di scrivere poesie civili possono anche essere audaci, secchi e spietati nel denudare e denunciare ciò che non va ma purtroppo non basta, sono soli e alla loro voce, che si

s-perde sul muro del vile dirimpettaio, risponde solo l’eco dei calanchi, sono voce leggera perché, spesso, l’anima si scinde dal corpo.

Ma non tutto è perduto perché “non è ancora la terra del ricordo” e le tue –Storie minime– con il loro slancio massimo ne sono una dimostrazione: non tutti “abbiamo dimenticato a dire di NO / a scendere in piazza per protesta” forse siamo come sparute mosche bianche (siamo rimasti in pochi), ma ci siamo e sappiamo apprezzare e condividere le tue parole di fuoco che si stagliano contro un “vuoto cadenzato di fiato e di corpo”. Le tue –storie minime- (mi) appassionano in quanto, a dispetto di tutto,  sono in movimento, sono proiettate verso un’alba che dovrebbe avere il sapore di una rinascita e che aspettiamo da molti, troppi anni ma che sembra, per una strana congiuntura astrale, non arrivare mai. Le tue poesie, inoltre, hanno il calore della vita e il colore del sangue, fervono di passione autentica, proprio come quella di chi non si arrende e va avanti per la sua strada, di chi sa che non è giusto stare “fuori dal coro, fuori dal giro”. Noi che, per scelta, abbiamo deciso di non andare ma di restare dobbiamo, soprattutto in questo lungo periodo transitorio, entrare nella mischia e lanciare “sassi” contro la sudditanza, contro ogni NO detto alla rinfusa, contro ogni SI che ci sotterra, perchè la società lucana ha bisogno di gente che sia spinta da una forte motivazione, che sia desiderosa di crescere culturalmente, condizioni imprescindibili per un cambiamento radicale e per un miglioramento della qualità della vita di tutta la nostra regione e non solo dei soliti padroni del vapore.

In definitiva, la nostra comunità non ha più bisogno di persone che sono arrivate senza essere mai partite, ma di gente che con le sue storie minime desidera vedere i colori dell’alba lucana».

Pisticci, agosto 2009

Giovanni Di Lena

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