Tra i versi della Ciancio l’emblema degli ultimi e dei deboli

Quale che sia oggi il suo ruolo, della poesia continuiamo ad avvertirne il fascino discreto e tenace e dunque – pur da prosaici e volenterosi discepoli di un facile materialismo – continuiamo ad apprezzarla se non addirittura a cercarla. Pochi sono, tuttavia, coloro che hanno il coraggio di crearla e farne l’interesse centrale della propria esistenza. E’ così invece per Maria Pina Ciancio che ha recentemente pubblicato per i tipi della LietoColle, nella veste preziosa dei Libriccini da collezione, la raccolta di liriche dal titolo La ragazza con la valigia (2008).

L’autrice che ha saputo, nel tempo, rivelarci il dono prezioso delle sue emozioni più intime e profonde senza mai inclinare al gioco verbale fine a se stesso, ancora una volta, appunto con La ragazza con la valigia, è riuscita a catturare il lettore con la musicalità naturale dei suoi versi e a irretirlo in un’ intrigante trama di immagini in cui ognuno può rispecchiarsi o riscoprirsi.

Se a una prima lettura quello che più colpisce è proprio la naturale musicalità dei versi della Ciancio, non si può non essere indotti a esplorare la polisemicità che ogni singola parola custodisce e che solo in parte rivela nella sua dimensione letterale. Di qui il sapiente, ricercato gioco delle analogie finalizzato a svelare il senso più profondo che è dato cogliere in ogni esperienza.

D’altra parte La ragazza con la valigia presenta, rispetto alle precedenti raccolte, significative novità. Qui la poesia tende ad oggettivarsi attraverso ritratti di donne che svelano, nel susseguirsi di brevi scene significative, la loro umanità ferita.

Sin dalla prima lirica della raccolta si chiarisce l’intento dell’autrice che delinea la figura di una viaggiatrice – la ragazza con la valigia, appunto – “che parte e ritorna ogni notte” senza mai separarsi dagli stracci – i pensieri, i bisogni ma anche le mille storie di cui nutre occhi e cuore – a stento trattenuti nella valigia; la donna rivela, nello “sguardo di terra annodato alla luna”, il dissidio interiore tra la sua natura terrena e l’inesauribile aspirazione all’eterno. In versi come questo l’analogia non è un inganno retorico, ma riduce all’essenza una storia universale, come un fotogramma che sottrae alla dissoluzione del divenire una abrupta epifania della verità.

Nel suo viaggio la poetessa riscopre se stessa attraverso l’amarezza che scaturisce da aspirazioni negate, incomprensioni che escludono dal flusso stesso del vivere. Davanti ai suoi occhi si intrecciano i destini spezzati di chi non ha la possibilità di ritornare alla sua casa – “una spranga alla porta / e la luna spaccata con l’ascia” è quello che resta a chi ha osato rompere il patto che stringe un mondo che fonda se stesso su regole morte – o di chi ha scoperto che aprire il flusso dei ricordi obbliga a chiudere in fretta il passato dietro a un “chiavistello sfibrato a doppia mandata”.

Altrove la sensazione di sconfitta deriva da immagini immerse in un tempo indefinito, sospeso in luoghi onirici; poche note di colore, dai contrasti forti e definiti, bastano a creare l’atmosfera densa in cui presente, passato e futuro, fondendosi, smettono di succedersi nel loro naturale svolgimento

maria pina ciancio

maria pina ciancio

e si trasformano in una condizione di stasi che sembra non trova soluzione: “…quando il vento si alzava, / e urlava a più voci / sbattevano le porte di quella stanza rosa / dove tutto era fermo (presente e domani) / e i pensieri un rovescio…”. Il tempo non si svolge e non risolve il dolore neppure quando il “filo delle rondini nere di ritorno” si staglia contro i “panni biancoazzurri” stesi ad asciugare nel vento che scarmiglia i pensieri. Il passato si sovrappone al presente fino ad annullarlo: “chissà perché in quella casa / dai tetti rossi / il tempo del presente / era sempre altrove”.

I tempi sospesi si incontrano sulla stessa imbottita rossa dove un’ombra delicata del passato – zia Marietta – caratterizzata da un gesto: “lievitava la pizzicata del pane nero” – sembra, per un attimo, fermare il dolore con la sua pacata presenza. Spesso è infatti proprio il passato, che si affaccia con immagini che hanno il sapore di miti antichi o di figure ancestrali, a offrire un fuggevole appiglio alle esistenze amare delle donne evocate nei versi. Esistenze che – sia chiaro – non esauriscono il loro significato nell’appartenenza all’universo femminile: sono piuttosto l’emblema degli ultimi, dei deboli schiacciati da convenzioni e patimenti.

E’ appena il caso di sottolineare, infatti, che l’impressione che si ha scorrendo questi versi è di attraversare le vicende, senza tempo e senza confini di cultura o di sesso, di quanti vivono il dissidio tra desideri e frustrazioni e che chiedono alla vita di fermarsi ad attenderli, anche solo per un attimo. Al fondo di tutto resta una caparbia volontà di riscatto, un’aspirazione all’eterno sistematicamente negata che si trasforma nella chiusa sofferenza di chi smette di aderire alla vita o di chi si dispone a una lunga attesa che sembra valere per se stessa.

In una lirica, Nina, la protagonista, dopo una vita solitaria priva di affetti, viene scoperta “…col cappotto/ che spiava il mondo dalla serratura/ della porta”. Immagine dolente, certo, ma anche testimonianza di una forza interiore che non si rassegna alla solitudine e continua a spiare la vita che scorre nella speranza di poter afferrare l’attimo che le permetterà di entrare in quel flusso che potrebbe alla fine consentirle di scoprire nelle cose almeno un’ombra di senso. Le esperienze di dolore non si traducono, dunque, nel rifiuto della vita; sono piuttosto un valore aggiunto, un supplemento di significato. Lo ha scoperto la viandante che dà il titolo alla raccolta che, giunta alla sua ultima tappa, “scese dall’autobus/ … e sorrise / con le mani lievitate di terra e luna/ sorrise”.

Napoli, novembre 2008

Maria Antonietta Dattoli

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2 thoughts on “Tra i versi della Ciancio l’emblema degli ultimi e dei deboli

  1. Cara grazie, auguro anche a te con un tutto il cuore un anno ricco di gioie e sensazioni creative!!!Erika
    (p.s. anche se contraria alla fine mi sono iscritta a facebook..se ci sei possiamo chiaccherare e pensare!!!) Erika

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