Teresa Armenti su “La ragazza con la valigia”

da IL SIRINO – Periodico Lucano di informazione, cultura e sport
Anno XIII, N.9/10 – Settembre/Ottobre 2008 – in Cultura, p.10
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Continua senza sosta l’iter poetico di Maria Pina Ciancio, che raggiunge l’apice nella raccolta “La ragazza con la valigia”, pubblicata nel giugno scorso dalla prestigiosa Casa Editrice LietoColle.
L’universo femminile si specchia nella pagina di copertina (realizzata da Roberto Matarazzo) con la valigia che volteggia tra le mani di una donna immersa nell’azzurro, “con lo sguardo di terra annodato alla luna”.
Le pagine patinate, elegantemente distribuite, trasudano sospiri affannosi, lunghi silenzi di braccia senza mani, carezze trattenute, rabbia repressa che sfocia in singulti e pianti convulsi, gridi di terra, cigolii di scale nei pozzi, trasalimenti e preghiere balbettate.
E’ la condizione della donna di ogni tempo che viene rivelata con delicatezza e pudore.
Sono storie sommerse che emergono in tutta la loro drammaticità.
Maria Pina Ciancio, con il suo solito stile raffinato, va alla ricerca di se stessa, della sua identità. Si mette in viaggio con la sua valigia rosso azzurra, non si ferma al superficiale, ma osserva gesti e comportamenti, scruta le profondità dell’animo, scova tra le rughe le miserie nascoste dalla maschera dell’ipocrisia, si pone in ascolto e, dove posa il suo sguardo, lì riveste di luce le persone emarginate, messe al bando dalla società.
Le sue poesie diventano allora racconti a volte sussurrati con un filo di voce, altre volte intensi e provocatori, altre volte disperati, senza futuro, intrisi di dolore, solo in compagnia di un libro di Bukowski e della solitudine, che non fa più paura, da quando la vita ha fatto scempio in lungo e largo.
Il florilegio si compone di tre momenti: Lo sguardo di terra annodato alla luna, Il filo delle rondini nere di ritorno, Il premio della luce, che sono opportunamente introdotti dai pensieri di R. M. Rilke, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli, Anna Banti.
Durante il viaggio, si snodano le storie sospese tra realtà e sogno, tra illusioni e delusioni, slanci e repressioni. Sono storie taciute, sfilacciate, vissute tra le quattro mura domestiche, diventano ballate di una donna con le sue bambole di pezza “che danzano leggere tra i salici dei fossi”.
Tanti nomi vengono alla ribalta; così Adalgisa viaggia senza pause; a Marta vengono offerti da un sordo sogni e parole in un bicchiere; Nina non ha il coraggio di uscire, ma spia il mondo dalla serratura della porta; Teresa mastica ingenua il sogno di bimbi e salta vittoriosa tra le fiamme; Carla, da sempre brava moglie, casa- lavoro, un bel giorno decide di liberarsi dalla routine e rincorre felice, senza rimorsi, il grembiule preso dal vento di marzo; Ada si nasconde sotto una luna di carta con in braccio il fagotto del peccato, per non sentire le urla delle donne nere che gridano allo scandalo; Fabrizia sull’autostrada nell’urto dilapida il cuore, il romanzo di una vita e pure l’appendice.
Maurizia aspetta sul primo gradino il treno.
Sono storie di donne, piene di graffi e di ferite, che vengono salvate dai “démoni”, aspettano il premio della luce dalla ragazza della valigia, che riesce a prendere tutto il loro dolore per trasfigurarlo nella poesia con le mani lievitate di terra e luna, sorridendo alla vita.
Il libro è risultato vincitore del Premio “PrataPoesia” (AV) 2008, ed è stato presentato in Calabria negli appuntamenti del “Settembre Culturale Francavillese – Valle del Raganello 2008.

Teresa Armenti

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