I due poli della femminilità

in IL FIACRE N.9
Quadrimestrae di Letteratura Italiana
Dicembre 2008 – Numero 4 –
(pp 100-101)

La «ragazza con la valigia» parte con «lo sguardo di terra / annodato alla luna». Si tratta di due estremi femminili: la classica madre-terra, che genera vita e subisce «i graffi e le ferite» come una persona, e la classica vergine-luna, sterile e intoccabile. Alla fine del viaggio, la ragazza scende «con le mani lievitate di terra e luna»: i due poli della femminilità – due metafore millenarie – l’hanno battezzata e segnata, dopo una sosta «in mezzo al bianco», nell’interregno prima dell’arrivo e della nascita. A questo punto, la reazione è il semplice sorriso: l’ultima azione di un libro che gioisce del suo vero, senza enfasi.

Maria Pina Ciancio scrive le «voci che giungono da spazi dimenticati o inesplorati, da ‘angeli’ ignorati»: queste voci, sempre e solo di DONNE (perché alle donne compete la voce, e alle donne è imposta la negazione della voce), fanno parte di un teatro esterno all’io. Non a caso Maria Pina le chiama VOCI – il poco o il molto che rimane nell’orecchio sensibile a tutto, anche al silenzio («il silenzio di Marta / è un sentiero di bosco / un grido di terra»; «Quando le chiedo di mostrarmi le ali / Ada si alza, impazza e scappa»; «non legge, non scrive, non parla / ma sa raccontarmi la vita / al di là degli inganni»). In primo luogo, le VOCI delle donne «assediano», come le rappresenta Assia Djebar; poi viaggiano, arrivano «per l’ultimo treno» e si sposano, perdono amori e affetti, cuciono e scuciono «gli orli del passato»; oppure l’anima stessa è «scucita» e la storia è «sfilacciata».

In testi come le «prosopopee» di De Andrè o di Caproni, la scrittura abbraccia un mondo di personaggi, non sempre fittizi. E’ più vero il contrario: i personaggi sono abbastanza reali per essere creduti; e la frase del lettore comune («ti sei inventato tutto») è una bestemmia filistea – come lo è in Un cuore di troppo di Aldo Busi. Non tutto è inventato e non tutto è allegorico: date una storia e una storica, perché il lettore sensibile dovrebbe vederci un buon esercizio e una brava esecutrice? Il lettore leggerà una storia individuale («pagine… ‘radicate’ nella mia storia personale»), riflessa nella storia di più individui, che sono donne. Alla storia e alle storie, cioè alle donne delle voci, questo lettore – soprattutto se non è una donna – può affidarsi: non resterà senza luce, neanche dal punto di vista della completezza.

Massimo Sannelli

sul web DOMIST.NET

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