recensione-laltra-meta-del-cielo.
da Il Quotidiano della Basilicata
Rubrica “Letti per voi”
Cultura e Spettacoli
12 gennaio 2009

Le donne di Maria Pina Ciancio. La ragazza con la valigia è il titolo dell’ultima pubblicazione di Maria Pina Ciancio, penna di origini lucane ma nata in Svizzera, già autrice di altre opere e presidente del LucaniArt (blog sul romanzo e la poesia in Basilicata). “In questo mio percorso di ricerca – scrive la Ciancio, in sede di presentazione della silloge poetica – , dove i versi sono talvolta musicali come preghiere, talvolta duri come pietre, ho provato a raccogliere queste verità corali, dando voce e luce a piccole storie quotidiane senza tempo, in una traccia d’insieme, che attraverso l’esperienza del disincanto e del dolore approda alla pienezza consapevole e necessaria della vita (che è quasi una verità ‘rivelata’)”. La pubblicazione, accompagnata da fogli illustri di Roberto Matarazzo e intervallata con versi della Banti, della Pozzi, di Amelia Rosselli è divisa in sezioni. Meglio riuscita dove appunto il voler dire incontra musicalità e liricità, soffre per qualche difetto nella parte meno ‘poetica’; nel senso che il dolore ti corre nel petto ma la coltellata è spedita a fare un taglio non troppo profondo. La colta e raffinata Ciancio, comunque, si rifa in tanti altri momenti. Dove, per esempio, arriva a creare questi passaggi: “Quando Carla mi incontrò / al mercato dell’usato / aveva un’anima scucita / vecchia di cent’anni / polvere di gesso dentro / agli occhi / una gamba sana e una zoppa / Mi raccontò d’un fiato / (tra clienti e antiquariato) / la storia che non ride / la sbronza di due inverni / le trecce sciolte sulle guance / senza trucco / e poi al mattino uno sputo / – uno solo // dentro a un cerchio rosso” (La storia che non ride). Il volume ha corde fatte d’anima, comunque. Si regge su anime. Le donne cantate dall’autrice lucana tengono e daranno altro da raccontare. Spesso con tocchi gentili, M. P. Ciancio rende un bel servizio alla metà più bella del cielo. Anche se è costretta a ’spiegare’ dolori e fiati spezzati. Pure in certi luoghi nei quali i versi spiano fatti a centomila pezzettini di tante sorelline. La ragazza con la valigia presenta un nuovo tassello che Ciancio incastra nell’attuale letteratura di Basilicata. La regione mantiene nei cassetti tanti dita che vogliono mettere scrittura in questo mondo, e in pochi casi il fatto è semplicemente noto. Un antidoto, quindi, pure il blog LucaniArt della stessa attentissima Maria Pina.

Nunzio Festa

IL CONVIVIO
Giornale Telematico di Poesia, Arte e Cultura
a cura di Gaetano G. Perlongo

Nel 1961 Valerio Zurlini girò ‘La ragazza con la valigia’, con Claudia Cardinale. Sarà uno dei capolavori della commedia all’italiana. Oggi è uno dei cento film da salvare. Ho subito pensato a quest’opera leggendo l’omonimo titolo della raccolta di Maria Pina Ciancio. Inizialmente solo per la coincidenza, dopo per qualche sconfinamento imponderabile (Ada è la protagonista del film, Ada e Adalgisa due delle figure fermate nei fotogrammi poetici, e poi la compresente valigia…).

In realtà siamo di fronte ad una raccolta di poesie più imparentata col neorealismo che con la commedia, dove si ripetono per noi, per desiderio insopprimibile dell’autrice, gli incontri veri con donne che vivono la loro storia taciuta. La valigia è notoriamente un simbolo plurimo: della vita, del fardello di meriti e colpe, del viaggio stesso (basti solo ricordare, nella poesia novecentesca, la valigia caproniana del viaggiatore cerimonioso – ‘Amici, credo che sia/ meglio per me ricominciare/a tirar giù la valigia’).

Maria Pina Ciancio lascia parlare il suo verso franco, disadorno e pieno, invece, di verità testimoniale. Convoca Pound, Rilke, Pozzi, Rosselli, condividendo con loro il tragico, finale primato della vita sulla poesia. Ed ecco l’errore di Anna, Marta nel pozzo, Teresa in una trappola, Matilde anoressica, Ada che impazza e scappa, Carla, felice e senza rimorso, Fabrizia, che nell’urto dilapidò il cuore, Nina, in quella smerigliata innocenza, Maurizia, che aspettava da un anno. Il suo percorso sfocia proprio in questa consapevolezza, ad essa si sacrificano con coraggio canoni e forme. Ma la bellezza, nonostante, affiora prepotente: il premio inaspettato della luce.

Antonio Fiori

da La Gazzetta del Mezzogiorno
Cultura e Spettacoli, domenica 6 luglio 2008

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Che la poesia debba cercarsi e darsi un’autorità che ne giustifichi il viaggio nel mondo è esigenza abbastanza diffusa nei poeti, in particolare nelle «poete», è spesso il tema stesso della poesia, questo interrogarsi sul suo senso e sul suo diritto ad essere.
Il racconto, se vogliamo, ha la sua autorità intrinseca nella possibilità che il lettore vi ritrovi facilmente le chiavi del suo riconoscimento.
Ma la poesia? Appunto. Chi mai potrebbe offrirle questa certezza? Lo scrittore, la scrittrice di poesia sa quanto esile sarà la sua voce nel mondo, quasi un respiro nella babele di voci e rumori del nostro tempo.
È qui, proprio nel porsi la domanda e nel darsi la risposta nella presentazione della silloge «La ragazza con la valigia» (LietoColle, 2008), che Maria Pina Ciancio scopre il senso e l’autorità della sua poesia: il radicamento nella sua storia personale «Vissuta. Esplorata. Ascoltata. Evocata. Immaginata. Rivelata.». È questo il nesso tra l’autrice e i suoi «angeli» ignorati.
La silloge, preziosa nella sua confezione da «libricino da collezione», tipica delle edizioni LietoColle, si propone già per questo come un «angelo», che non aspira ad altro che a trovare qualche buon lettore, qualche buona lettrice per mettere in comune «l’esperienza del disincanto e del dolore», dai quali si approda «alla pienezza consapevole e necessaria della vita (che è quasi una verità «rivelata»)», per scardinare ab origine la logica della corsa alle classifiche dei libri più venduti, e magari meno letti. I «profili che vivono una vita nascosta ai margini, dietro porte chiuse che l’incomprensione e l’isolamento, ma anche la disperazione, hanno trasformato in maschere mute», ripropongono una lettura dell’universo femminile che avremmo sperato di non incontrare più nei panorami urbani e poetici del nostro secolo, ma che proprio dalla loro perifericità traggono le ragioni del loro significato simbolico. Confortata nel viaggio in un’umanità dolente e disillusa dalla comunione con grandi scrittori, R. M. Rilke, Ezra Pound, Amelia Rosselli e Antonia Pozzi, l’autrice lancia davvero dure pietre nella quiete (?) delle nostre conquiste di donne.
Se in «Stese panni biancoazzurri», interrogandosi sul «perché in quella casa/dai tetti rossi/il tempo del presente era sempre altrove», denuncia l’impossibilità di sfuggire al destino dell’assenza, ancor più tragica è l’esperienza di Teresa, che «salta vittoriosa/tra le fiamme/e non sa che ha il piede destro/bloccato/in una trappola per topi.» Fabrizia, Maurizia, Carla, Matilde, Adalgisa e le altre sospese nell’attesa «che il treno arrivasse», sono tutte «ragazze con la valigia»: «Parte e riparte ogni notte/la valigia rossoazzurra/rigonfia di stracci/e lo sguardo di terra/annodato alla luna.».
Maria Pina Ciancio nulla concede alla retorica del dolore, nulla alla retorica della debolezza, questi percorsi di vita, infatti, hanno soltanto nella loro disperata realtà il lasciapassare verso la poesia.

Lorenza Colicigno

da IL SEGNALE
Percorsi di ricerca letteraria n.83
(p.p. 70-71)

Appena ho letto i versi che compongono l’ultima opera poetica di Maria Pina Ciancio dal titolo La ragazza con la valigia (Lietocolle, 2008), ho pensato che la combinazione di storie semplici e intense, che si avvicendano nelle pagine della raccolta, producessero nell’avida lettura, una sensazione simile a quella che lascia un bel romanzo femminile, carico di quel vissuto marginale e pertanto essenziale, che diversificandosi nei vari accadimenti e nelle tante personalità, inspessisce la percezione di un certo universo identitario.
Quello che voglio dire, è che le donne che racconta l’autrice sono quelle di sempre, coraggiose eppure arrese, riflessive e ribelli, dure e comunque sempre bisognose, che narrano nella loro lucida resistenza e intelligenza emotiva, una storia millenaria di evoluzioni e inganni culturali, in cui l’identità rivelata, come la poesia non solo ci parla di se stessa, ma anche della vita, della verità umana. E’ un testo tra i più evoluti sull’identità femminile, credo uno dei più interessanti concepiti negli ultimi anni in poesia, perché le donne che vivono nella memoria, nella percezione, nel sentire della stessa poetessa sono quelle che traducono i luoghi, ma anche il tempo, e a voler ben riflettere, credo che la loro stessa lettura si spinga al di là dei confini localistici e delle conquiste dell’epoca e tenta a guardare dritto all’esistenza, che in qualsiasi modo la si voglia osservare, appare sempre e comunque contradditoria: “Viveva sola e si burlava/ delle mie paure e dei miei amori/ La cercai dappertutto/ (…) / a trent’anni la scoprii col cappotto/ che spiava il Mondo dalla serratura/ della porta”.
Ho sempre pensato che la poesia fosse un’arte difficoltosa o meglio rischiosa per la sua natura inerme, ma è altrettanto vero che solo rischiando in poesia si può approdare a illuminazioni profonde, sebbene asciutte e a tratti visionarie, che nella loro violenta semplicità diventano preziose rivelazioni sul mondo: “Carla era sempre stata/ una brava moglie/ casa-lavoro casa-lavoro/ routine, parenti, litigi,/ ma un giorno di marzo/ il vento le prese il grembiule/ e lei lo ricorse felice/ e senza rimorso”.
Ed è proprio in virtù di una irriducibile tensione verso la parola e i suoi più potenti significati, che la poesia acquisisce la forza per riconciliarsi con chi ha fame di trovarsi, di riconoscersi, tendendo verso la rara pacificazione tra apparire ed essere, ignorare e divenire.
Solo in funzione di una forte spinta esistenziale, un libro può diventare civile senza averne la pretesa e bello senza volerlo, o quantomeno senza averlo messo in conto.
Una poesia sempre ricca di spunti quella della Ciancio, che in questa ultima uscita si fa anche più attenta ai dettagli evocativi dei luoghi, oltre che all’uso di un verso raffinato e lucido e ad un’apertura temporale, che taglia orizzontalmente ogni tentativo di interpretazione, poiché tutto è già stato detto, letto, eppure tutto è ancora così incredibilmente nuovo.
Questa dimensione poetica, in cui evolve la scrittura della Ciancio, in cui persino la ricchezza drammatica e giocosa della scrittura ci offre una nuova chiave di lettura e una profonda riflessione sul senso delle scelte e delle non scelte, che attraversano la vita delle donne e sulla loro radicata e sempre più incontrastata solitudine, ha anche il potere di ottimizzare il pessimismo, avendo come risultante la liberazione dall’oscurantismo, la restituzione della speranza della luce, alle tante tenebre di una vita.

Maria Luigia Iannotti

sul web VIA DELLE BELLE DONNE

La raccolta La ragazza con la valigia è tra i libri vincitori della seconda edizione del PRATA POESIA 2008.
La motivazione formulata dalla Segreteria del Premio è la seguente:

“Colpisce sin dalle prime pagine, il lungo e complesso viaggio dell’autrice Maria Pina Ciancio. Oscillano dalla valigia e/o raccolta tante verità attraverso una voce interiore sospesa fra la spina e la rosa perché “Parte e ritorna ogni notte/ la valigia rossoazzurra/ rigonfia di stracci/ e lo sguardo di terra/ annodato alla luna”. Un viaggio che vibra con la speranza, dove le paure si dissolvono al vento. Una poesia leggera e intensa, che rivela una grande personalità colorata di ricordi per raggiunge la luce che illumina i tanti oggetti, le tante persone, e poi i luoghi, i ricordi e i sogni che accompagnano gli spazi profondi che vigilano la speranza dell’esplorazione”.
Prata Principato Ultra, 3 agosto 2008

Di seguito l’articolo completo sui “Sette premi della parola” attribuiti dalla commissione giudicatrice a sette poeti che si sono distinti nel campo nazionale con le loro opere e con il loro impegno profuso verso la valorizzazione della cultura.
- I poeti vincitori del “PrataPoesia 2008″